“Osanna al Figlio di Davide”: il significato profondo del canto che apre la Settimana Santa

Con l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, inauguriamo la Settimana Santa. Scopriamo l’origine e il valore spirituale dell’invocazione  “Osanna al Figlio di Davide”, il grido di giubilo e speranza.

Gesù entra a gerusalemme su di un asino
“Osanna al Figlio di Davide”: il significato profondo del canto che apre la Settimana Santa – lalucedimaria.it (photo: sluzebniczki-przemysl.pl)

La più importante settimana dell’anno liturgico per ogni cristiano, dove ripercorriamo i momenti più intensi della vita di Gesù che culmineranno con la sua Passione, Morte e Resurrezione. Ma, il tutto, ha inizio con l’ingresso nella città Santa.

Gesù è accolto come un re, con mantelli stesi al suo passaggio, sventolio di rami di palma e con le parole “Osanna al Figlio di Davide”. Ma qual è il significato di questo canto di giubilo?

Domenica delle Palme: il significato del canto “Osanna al Figlio di Davide” che accoglie Gesù

Domenica, 29 marzo, la Chiesa tutta celebra la Domenica delle Palme con l’ingresso di Gesù a Gerusalemme: è l’inizio della Settimana Santa, la più intensa, quanto la più importante di tutto l’anno per ciascun cristiano. Il momento che Gesù visse, sapendo a cosa andava incontro per fare la volontà del padre affinché tutti credessero in Lui e, allo stesso tempo, quell’accoglienza che sembrava sì festosa e da re, ma era un’accoglienza verso il patibolo, verso la morte.

palme nelle mani dei fedeli
Domenica delle Palme: il significato del canto “Osanna al Figlio di Davide” che accoglie Gesù – lalucedimaria.it

Osanna al Figlio di Davide” cantava chi lo accoglieva, rami d’ulivo e di palme venivano sventolati al passaggio del Re che, non andava su di una carrozza o un maestoso cavallo, ma semplicemente su di un asino. Anche i mantelli venivano stesi al suo passaggio: tutto sembrava dare un ingresso trionfale, ma Gesù sapeva bene che non era così. Cosa che i suoi discepoli non conoscevano invece. La folla lo acclamava, lo chiamava Re e Messia: da un lato lo avevano riconosciuto ma, dall’altro, il tradimento e la condanna erano dietro l’angolo.

Ciò che però colpisce più di tutto sono le parole con le quali è stato accolto: “Osanna al Figlio di Davide”, oggi diventato il canto simbolo della liturgia della Domenica delle Palme. Qual era e qual è, ancora oggi, il suo significato? Partiamo dal fatto che, oggi, è il brano che accompagna la processione (e l’arrivo in chiesa) della processione delle Palme: inizialmente, è stato pensato per essere eseguito senza accompagnamento musicale, puntando l’attenzione sulla sobrietà del momento, quanto per porre l’attenzione sulle parole stesse del canto.

“Osanna al Figlio di Davide”: lo riconoscono come Re e gli chiedono salvezza

La parola “Osanna” significa “Ti preghiamo, salva!”, o anche semplicemente “Salvaci!”: un grido di gloria e lode al Messia che entrava a Gerusalemme, che veniva visto come un liberatore dall’oppressione. E, dal punto di vista del contesto biblico, la folla gridava queste parole a gran voce, insieme anche a “Benedetto colui che viene nel nome del Signore, Osanna nel più alto dei cieli“. Dal punto di vista del canto, che noi facciamo oggi, non ci si distacca dalle parole dette dal Vangelo di Matteo: un canto gioioso sì, ma che si presenta anche solenne. Il re che, in processione, entra nelle nostre chiese, ed è accompagnato con le stesse parole di oltre 2000 anni fa.

Dietro questo canto c’è, anche, un significato teologico: sebbene la folla potesse attendere un liberatore politico, il senso cristiano profondo dell’inno si riferisce alla salvezza dal peccato operata da Gesù attraverso la sua Passione e Resurrezione. L’espressione “Osanna” ha un duplice riferimento quindi, un’invocazione di aiuto a Gesù per esser liberati dall’oppressore ma, dall’altra, anche riconoscerlo come “Figlio di Davide”, ovvero colui che, dalla discendenza del re d’Israele, porterà la salvezza.

Dal punto di vista liturgico, infine, oltre ad essere il canto che accompagna la processione iniziale della Domenica delle Palme, si dà inizio anche a quelli che saranno i momenti più toccanti e forti della vita di Cristo: la salvezza portata da Gesù arriva certo, ma passerà attraverso la dolorosa via della Croce. Il re entra a Gerusalemme, ma per andare incontro alla sua morte per mano degli stessi che, in quel momento, lo stavano osannando.