In fatto di pandemie, piove sul bagnato. A distanza di cinque anni dagli ultimi focolai si ripresenta una nuova emergenza
Nel giro di pochi giorni il morbo avrebbe contagiato già sette persone, uccidendone tre. L’Organizzazione Mondiale della Sanità è pronta a mobilitarsi con l’invio di medici, farmaci e attrezzature necessarie nell’emergenza.
L’epidemia che colpì l’Africa occidentale nel quadriennio 2013-2016, riportò 28mila infettati, dei quali poco meno della metà (11.300) morirono.
Partendo dalla Guinea, il virus si diffuse nelle vicine Liberia e Sierra Leone, contagiando poi fuori dall’Africa: morti di Ebola si registrarono anche negli USA, nel Regno Unito, in Spagna, con una vittima anche in Italia.
Sarà compito dell’OMS portare al più presto in Guinea uno stock di mezzo milione di vaccini. Secondo quanto riferiscono alcune fonti mediatiche, la prima vittima della nuova ondata sarebbe un’infermiera al cui funerale, il 1° febbraio, si sarebbero verificati nuovi contagi, con tutti i sintomi ricorrenti dell’Ebola: diarrea, vomito, emorragie, febbre alta.
Il focolaio guineano è stato confermato come Ebola, dal ministro della Salute, Remy Lama, dopo che i primi casi avevano presentato i tipici sintomi. Le persone entrate in contatto con i contagiati sono state prontamente poste in quarantena.
Il virus è stato scoperto nel 1976, tuttavia, fino al 2013, i morti sono stati “soltanto” 1600. Nulla a confronto con gli 11.300 del 2013-2016. Dopo di allora si sono susseguiti altri undici focolari, l’ultimo dei quali è stato spento in Congo lo scorso novembre, con 55 morti. [L.M.]
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