Ha introdotto l’Agnello di Dio durante la celebrazione della Santa Messa e fu anche promotore di attività missionarie nel Nord Europa.
Evangelizzò i Sassoni e i Frisoni e ricompose molte controversie e discordie, preferendo morire piuttosto che approvare gli errori. Anche se di origini siriane, fu subito aggregato al clero romano.
In questo ottavo giorno del mese di settembre, la chiesa venera San Sergio I. Siciliano, di famiglia originaria di Antiochia, fu da giovane aggregato al clero romano.
Per la successione di papa Conone due erano i favoriti: l’arcidiacono Pasquale e l’arciprete Teodoro. Il primo, per garantirsi l’appoggio dell’esarca bizantino Giovanni II Platino, gli aveva offerto 100 libbre d’oro. Il secondo godeva dell’appoggio dell’aristocrazia romana.
Due distinte elezioni elessero dunque altrettanti papi. La situazione non era sostenibile, e un’assemblea di esponenti del clero romano, designò all’unanimità Sergio. Uomo di cultura, che aveva percorso tutti i gradi della carriera ecclesiastica, Sergio fu consacrato il 15 dicembre 687.
Favorì gli sforzi missionari della Chiesa, con particolare riguardo alle popolazioni del Nord Europa.
O spiriti celesti e voi tutti Santi del Paradiso, volgete pietosi lo sguardo sopra di noi, ancora peregrinanti in questa valle di dolore e di miserie.
Voi godete ora la gloria che vi siete meritata seminando nelle lacrime in questa terra di esilio. Dio è adesso il premio delle vostre fatiche, il principio, l’oggetto e il fine dei vostri godimenti. O anime beate, intercedete per noi!
Ottenete a noi tutti di seguire fedelmente le vostre orme, di seguire i vostri esempi di zelo e di amore ardente a Gesù e alle anime, di ricopiare in noi le virtù vostre, affinché diveniamo un giorno partecipi della gloria immortale.
Amen.
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ROSALIA GIGLIANO
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