Oggi 8 gennaio è la festa di San Severino abate: il monaco missionario che predicò e difede dai barbari

Monaco missionario del V secolo, san Severino abate evangelizzò con la sua fervente predicazione difendendo la fede cattolica durante le invasioni dei barbari.

San Severino abate
San Severino abate – lalucedimaria.it

L’8 gennaio ricorre la memoria liturgica di san Severino abate. Fu un monaco che visse nel V secolo, come ricorda il Martirologio Romano “nel Norico lungo il Danubio, nell’odierna Austria“. È lì che si colloca l’opera di questo sacerdote e frate di cui non si hanno molte notizie certe, e anche la sua data di nascita non è sicura, ma è individuata intorno al 410.

È incerto anche il luogo della sua nascita, ma si sa che operò nel Norico Ripense, la regione che si estende dal Danubio fino alle Alpi Carniche. Lui stesso si dice che non rivelasse la sua età e neppure il suo specifico luogo di provenienza, e si limitava a dire di appartenere al tempo dell’eternità e di essere un semplice predicatore del Vangelo.

Santo di oggi 8 gennaio: San Severino abate

Esiste una biografia su di lui, ed è la Vita sancti Severini ad opera di Sant’Eugippio. Poichè sapeva parlare molto bene la lingua latina si deduce che forse appartenesse ad una famiglia romana. Da questo suo biografo sappiamo che iun gioventù si era recato in Oriente per vivere nella solitudine conforme alla regola di san Basilio.

Poi però giunse nel luogo in cui trascorse la maggior parte della sua vita e nella terra in cui visse a quell’epoca c’erano le invasioni barbariche.  Attila in quel periodo aveva fatto la sua incursione devastando e distruggendo. È in questo contesto che san Severino si trovò ad operare, soprattutto per mezzo della predicazione in cui era brillante e che risultava particolarmente efficace.

San Severino si era stabilito nel villaggio di Astura, che oggi corrisponde a Stocheraw ed era alle dipendenze del custode della chiesa locale. Con la sua santità, che si esprimeva in ogni ambito del suo agire, si guadagnò subito la stima e l’affetto di tutti. Metteva in guardia dai barbari ed esortava la popolazione a correre ai ripari.

L’esortazione non ascoltata

Si narra che accadde che una volta dopo aver invitato tutti a proteggersi dall’arrivo dei barbari non fu ascoltato. Così decise di allontanarsi da lì e disse: “Per parte mia, abbandono questa città ostinata e votata ad una prossima distruzione” andando a rifugiarsi nel borgo fortificato di Comagena, oggi Holembourg.

Quando però il pericolo divenne più incombente la gente si rese conto della veridicità delle predizioni fatte da questo monaco che trascorreva molto tempo in solitudine e della fondatezza del suo invito alla penitenza. Così decisero di seguire i suoi insegnamenti e si misero a pregare e a fare digiuni ed elemosine.

Nonostante l’invasione barbarica incalzò nel giro di pochi giorni le loro preghiere furono esaudite perché ci fu un terremoto che mise in fuga i barbari. Questo santo abate divenne così ascoltato da tutti. Aveva inoltre la  fama di essere oltre che benefattore dei poveri, anche un taumaturgo.

Mistico dai tanti doni soprannaturali

Ma non solo: era diventato un consigliere e non soltanto dei romani. Anche i barbari lo ascoltavano, gli obbedivano e lo veneravano attratti dalla santità che emanava. Era un mistico ed era stato chiamato alla sua missione da una visione, come lui stesso rivelò.

Gli era stato detto con una locuzione interiore: “Sappi solamente che Colui che ti ha fatto la grazia di essere sacerdote, mi ha ordinato di venire in soccorso di questi sventurati“. Aveva, dunque, il dono della taumaturgia e della profezia e conduceva una vita di fede molto intensa, fatta di costante preghiera.

Viveva secondo un rigoroso stile ascetico, facenva molte penitenze, digiuni e si privava di molte cose. Dormiva sul pavimento, spesso camminava scalzo, indossava una semplice tunica e si dice che portasse il cilicio per rafforzare la volontà. Con la sua accesa predicazione generò conversioni. Inoltre fu fondatore di monasteri, e si adoperò per la costruzione di alcune chiese.

La sua morte è collocata nel 482. Le parole che pronunciò poco prima di morire furono: “Ogni anima dia lode al Signore“. Il suo corpo è sepolto nel Duomo di San Severino Marche, località che prende il suo nome, all’interno di una cappella a lui specificatamente dedicata.

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