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Oggi 6 maggio è San Pietro Nolasco: vede la Madonna che gli affida una missione

Fondatore dell’Ordine della Beata Maria della Mercede, san Pietro Nolasco, riceve durante dalla Madonna l’invito a dar vita a una grande impresa che ha portato alla liberazione di centinaia di uomini. 

San Pietro Nolasco – lalucedimaria.it

Oggi, 6 maggio, è la memoria liturgica di san Pietro Nolasco, che insieme a san Raimondo di Penyafort e a al re Giacomo I di Aragona è il fondatore dell’Ordine della Beata Maria della Mercede, come ricorda il Martirologio Romano.

Il fulcro della sua opera è stato la liberazione degli uomini ridotti in schiavitù e la restituizione della dignità che gli era stata brutalemnte sottratta. Nacque intorno al 1182-1189 a Mas-Saintes-Puelles, nella Linguadoca, da una nobile famiglia.

A circa 20 anni, dopo la morte dei genitori, decise di vendere tutti i suoi beni e di trasferirsi a Barcellona anche per allontanarsi dalla setta degli Albigesi che imperversava nella zona.

Santo di oggi 6 maggio: San Pietro Nolasco

La penisola iberica era dominata dai musulmani che avevano ridotto in schiavitù molti cristiani. San Pietro Nolasco con coraggio e in modo avventuroso si adoperò per salvarli. Scelse un metodo forse rischioso, ma che portò buoni frutti.

Si infiltrò tra i musulmani fingendosi mercante e così ebbe la possibilità di riscattare gli schiavi. La sua era una missione ben precisa e prima di intraprenderla chiese l’aiuto al Cielo.  Andò, infatti, in pellegrinaggio al famoso santuario mariano di Montserrat, in Catalogna, prima di partire alla volta di Valencia, che si trovava sotto dominio arabo.

La sua impresa ebbe successo: con i suoi soldi riuscì a riscattare oltre 300 schiavi. Quando ebbe finito il denaro cercò aiuti tra nobili di buon cuore che potevano finanziare il suo progetto. Le sue decisioni non erano frutto esclusivamente del suo volere, ma alla base c’era sempre la preghiera e anche doni mistici di cui era stato depositario.

La visione della Madonna e la fondazione dell’Ordine

Prima di raccogliere attorno a sè coloro che avrebbero potuto aiutarlo a riscattare quanti più schiavi possibile san Pietro Nolasco ebbe una apparizione della Madonna. La Beata Vergine Maria gli disse che suo Figlio desiderava che lui fondasse un ordine religioso che potesse occuparsi della liberazione degli schiavi.

Così, avuta l’approvazione del vescovo di Barcellona diede vita ad una confraternita guidata dal domenicano san Raimondo de Penyafort e sovvenzionato dal re Giacomo I di Aragona. Nel 1228 il nuovo ordine intitolato alla Beata Maria della Mercede, ricevette l’approvazione di papa Onorio III.

Coloro che facevano parte di questa confraternita vestivano con un abito di lana bianca in omaggio alla Vergine Maria e alla sua purezza  e come distintivo ebbero lo scudo del regno del re che li appoggiava. L’Ordine ebbe così un carattere militare.

Il primo convento ebbe come sede l’ospedale di santa Eulalia, che era vicino alla reggia del re. Diventò il luogo in cui venivano accolti gli schiavi riscattati, ma era un centro di accoglienza anche per i malati e i poveri. Adottarono la regola agostiniana con un quarto voto, cioè di offrirsi prigionieri al posto di un cristiano catturato e indotto all’abiura.

La scelta dell’offerta

Lui stesso mise in pratica in prima persona questo voto fatto. Quando ad Algeri , dove venivano portati i cristiani catturati dai Saraceni, anche san Pietro Nolasco fu preso in ostaggio. Dovette affrontare enormi sofferenze, la tortura e la prigionia.

Il voto prevedeva che “tutti i membri dell’Ordine, come figli della vera obbedienza, fossero lietamente disposti in ogni tempo a dare, se necessario, la propria vita, come Cristo la dette per noi“. Questo “voto di redenzione” li chiamava a farsi essi stessi schiavi per liberare coloro che correvano il rischio di perdere la fede.

Ciò che consideravano più importante era non solo salvare la vita fisica degli schiavi e darli la liberazione materiale, ma impedire che morissero in stato di peccato e far di tutto affinché potessero avere la vera salvezza, quella dell’anima. 

Sottoposto a crudeli sevizie, e per impedirgli di predicare, sembra che i suoi torturatori gli avevano chiuso la bocca con un lucchetto perforandogli le labbra con un ferro rovente per imepdirgli di parlare. Nonostante questo lui riuscì comunque a confortare, esortare e incoraggiare gli schiavi a perseverare nella fede.

Morì di malaria il 13 maggio 1259 a Barcellona. Un secolo dopo l’Ordine che aveva fondato era riuscito a liberare oltre 26 mila schiavi.

Romana Cordova

Laureata in Lettere moderne e specializzata come docente di lingua italiana a stranieri amo scrivere e occuparmi di lifestyle con particolare riferimento all'ambito della gastronomia. Sono autrice di un libro di cucina e tradizioni cattoliche, tema che per diversi anni ho approfondito anche in una trasmissione radiofonica.

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Romana Cordova

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