Nella solennità di Pentecoste, cinquanta giorni dopo la Pasqua, la Chiesa commemora la discesa dello Spirito Santo Paraclito sugli apostoli riuniti nel Cenacolo insieme alla Vergine Maria.
Con la Solennità di Pentecoste si conclude il tempo pasquale. Avviene 50 giorni dopo il giorno di Pasqua e ricorda quando lo Spirito Santo scese sugli apostoli riuniti nel Cenacolo insieme alla Madonna elargendo i suoi doni. Iniziò così la missione della Chiesa nel mondo.
Il Martirologio Romano ricorda che “con l’effusione dello Spirito Santo sui discepoli a Gerusalemme, si fa memoria dei primordi della Chiesa e dell’inizio della missione degli Apostoli fra tutte le tribù, lingue, popoli e nazioni“.
Il significato della Pentecoste tra tradizione ebraica e adempimento cristiano
Le radici storiche di questa solennità affondano nella tradizione biblica descritta negli Atti degli Apostoli, dove al capitolo 2 viene narrato nei dettagli questo straordinario evento. Presso gli Ebrei la festa di Pentecoste era chiamata “festa della mietitura” e cadeva 50 giorni dopo la Pasqua ebraica. Commemorava l’esodo del popolo d’Israele dall’Egitto e per questo venivano offerte le primizie della terra.

La Pentecoste cristiana invece fa riferimento alla discesa dello Spirito Santo Paraclito 50 giorni dopo la Resurrezione di Gesù. Gli apostoli si trovavano riuniti insieme alla Beata Vergine Maria a Gerusalemme nel Cenacolo. Si pensa che fosse proprio lo stesso luogo in cui era avvenuta l’Ultima Cena, probabilmente nella casa offerta vedova Maria, madre del giovane Marco, che si identifica in colui che diventò l’autore di uno dei quattro Vangeli.
All’improvviso dal cielo venne un rombo, come di un forte vento riempì tutta la casa. Gli Atti ci dicono che “Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi”.
Aggiunge poi che ci fu lo stupore della folla che si radunò. “Si trovavano allora in Gerusalemme giudei osservanti, di ogni Nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita, perché ciascuno li sentiva parlare nella propria lingua. Erano stupefatti e, fuori di sé per lo stupore, dicevano: ‘Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E com’è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa”.
Lo Spirito Paraclito e il mandato missionario dei discepoli
La promessa del dono divino era già stata formulata chiaramente da Gesù prima della sua Ascensione, come leggiamo nel primo capitolo degli Atti degli Apostoli quando preannuncia la discesa dello Spirito Santo. Aveva detto, infatti, “riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra”.
Il Vangelo di Giovanni indica lo Spirito Santo disceso su di loro con il termine Paraclito e, παράκλητος, dal greco vuol dire “chiamato presso”. Fu mandato per essere di sostegno e di aiuto, per consolare dallo smarrimento di quei primi tempi.
È quindi definito “Consolatore” perchè fornisce il soccorso, la consolazione, la forza e l’illuminazione per proseguire il cammino. Riversando quindi i suoi doni sugli apostoli li colma e di riempie dalla mancanza di Gesù che suscitava in loro smarrimento.
Gli dona così il coraggio per portare avanti la missione che gli viene affidata: portare a tutti l’annuncio del Vangelo e di testimoniare l’amore di Dio a tutti. Solo con la forza data dallo Spirito è possibile intraprendere la missione apostolica di evangelizzazione e di rendersi testimoni fino alle estreme conseguenze, ovvero fino al martirio.
Lo sviluppo storico della solennità e i simboli nell’arte
Le prime tracce documentate sulla celebrazione liturgica di questa solennità risalgono agli scritti di Tertulliano, il primo a citare la Pentecoste come una vera e propria festa. E si hanno attestazioni, poi, dal IV secolo, dell’istituzione in questa ricorrenza di una festa solenne. Per diversi secoli si celebrava un’Ottava, cioè otto giorni dedicati come per le altre due grandi festività, il Natale del Signore e la Pasqua di Resurrezione.
La rappresentazione iconografica raffigura sempre lo Spirito Santo come una colomba, ma l’altro simbolo concui viene rappresentato è il fuoco. È prevalentemente dal Medioevo che si usa raffigurare la scena della Pentecoste.








