Oggi 19 maggio, San Celestino V | Secondo Dante “colui che fece il gran rifiuto”

Nella sua Divina Commedia, Dante lo definisce come “colui che fece il gran rifiuto”. Ma, nonostante tutto, è celebre, in particolare in Abruzzo, per la sua fama di miracoli e santità. Il suo Pontificato è durato poco meno di un anno.

Da eremita quale è, si trova a guidare la Chiesa come Pontefice. E’ un uomo di straordinaria fede e forza d’animo.

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19 maggio: Pietro, l’eremita Papa

In questo diciannovesimo giorno del mese di maggio, la chiesa venera San Celestino V Papa. Pietro da Morrone (questo era il suo nome) viene eletto a Perugia il 5 luglio 1294. Incoronato a L’Aquila il 29 agosto, nella basilica di Santa Maria di Collemaggio da lui fatta costruire.

Celestino V è il primo papa che vuole esercitare il proprio ministero al di fuori dei confini dello Stato Pontificio e il sesto, dopo Clemente I, Ponziano, Silverio, Benedetto IX e Gregorio VI a rinunciare al ministero petrino.

La sua nascita è tradizionalmente rivendicata da due comuni: Isernia e Sant’Angelo Limosano (dei quali è patrono). Mostra una straordinaria predisposizione all’ascetismo e alla solitudine, ritirandosi nel 1239 in una caverna isolata sul Monte Morrone, sopra Sulmona, da cui il suo nome.

La sua vita lontano da tutto e ascetica

Nel 1240 si trasferisce a Roma, presumibilmente presso il Laterano, dove studia fino a prendere gli ordini sacerdotali. Lasciata Roma, nel 1241 ritorna sul monte Morrone, in un’altra grotta. Cinque anni dopo abbandona anche questa grotta per rifugiarsi in un luogo ancora più inaccessibile sui monti della Maiella, in Abruzzo, dove vive nella maniera più semplice possibile.

I successivi vent’anni vedono la radicalizzazione della sua vocazione ascetica e il suo distaccarsi sempre più da tutti i contatti con il mondo esterno, fino a quando non è convinto che sta sul punto di lasciare la vita terrena per ritornare a Dio. Ma un fatto del tutto inaspettato sta per accadere.

Papa Niccolò IV muore il 4 aprile 1292; nello stesso mese si riunisce il conclave, che in quel momento è composto da soli dodici porporati. Numerose sono le riunioni dei padri cardinali nell’Urbe.

Nonostante ciò, il Sacro Collegio non riesce a far convergere i voti necessari su nessun candidato. I mesi si susseguono inutilmente e il permanere della sede vacante aumenta il malcontento popolare, che si manifesta attraverso disordini e proteste, anche negli stessi ambienti ecclesiastici.

La profezia: i gravi castighi alla Chiesa

Nel frattempo, Pietro da Morrone ha predetto “gravi castighi” alla Chiesa se questa non avesse provveduto a scegliere subito il proprio pastore. La profezia è inviata al Cardinale Decano Latino Malabranca, il quale la presenta all’attenzione degli altri cardinali, proponendo il monaco eremita come Pontefice.

La sua figura ascetica, mistica e religiosissima, è nota a tutti i regnanti d’Europa e tutti parlavano di lui con molto rispetto. Il Cardinale Decano, però, deve adoperarsi molto per rimuovere le numerose resistenze che il Sacro Collegio ha sulla persona di un non porporato. Alla fine, dopo ben 27 mesi dall’inizio del Conclave, emerge all’unanimità il nome di Pietro da Morrone. E’ il 5 luglio 1294.

Uno dei primi atti ufficiali è l’emissione della cosiddetta “Bolla del Perdono”, bolla che elargisce l’indulgenza plenaria a tutti coloro che confessati e pentiti dei propri peccati si rechino nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, nella città dell’Aquila, dai vespri del 28 agosto al tramonto del 29. E’ così istituita la “Perdonanza”, celebrazione religiosa che anticipa di sei anni il primo Giubileo del 1300.

La sua vita da Pontefice

Il nuovo Pontefice si affida, incondizionatamente, nelle mani di Carlo d’Angiò, nominandolo “maresciallo” del futuro Conclave. Ratifica immediatamente il trattato tra Carlo d’Angiò e Giacomo d’Aragona, mediante il quale viene stabilito che, alla morte di quest’ultimo, la Sicilia sarebbe ritornata agli angioini.

Dietro consiglio di Carlo d’Angiò, fissa la sede della Curia nel Castel Nuovo di Napoli dove è allestita una piccola stanza, arredata in modo molto semplice e dove egli si ritira spesso a pregare e a meditare. Di fatto, il Papa è sì protetto da Carlo, ma anche suo ostaggio, in quanto molte delle decisioni pontificie sono direttamente influenzate dal re angioino.

Probabilmente, nel corso delle sue frequenti meditazioni dovette pervenire, poco a poco, alla decisione di abbandonare il suo incarico. In ciò è sostenuto anche dal parere del cardinal Benedetto Caetani (il futuro Bonifacio VIII), esperto di diritto canonico, il quale ritiene pienamente legittima una rinuncia al pontificato.

La rinuncia al Papato

Circa quattro mesi dopo la sua incoronazione, nonostante i numerosi tentativi per dissuaderlo avanzati da Carlo d’Angiò, il 13 dicembre 1294 Celestino V, nel corso di un concistoro, dà lettura della rinuncia all’ufficio di romano pontefice.

Undici giorni dopo le sue dimissioni, infatti, il Conclave, riunito a Napoli in Castel Nuovo, elegge il nuovo papa nella persona di Bonifacio VIII.

Pietro muore il 19 maggio 1296, fortemente debilitato. La versione ufficiale sostiene che l’anziano uomo (aveva 87 anni) sia morto dopo aver celebrato, stanchissimo, l’ultima messa.

Preghiera a San Celestino V

O glorioso S. Pietro Celestino

che in maniera eroica servisti con umile dedizione il Cristo

sia nel ministero pontificio che nel nascondimento dell’eremo,

volgi il tuo sguardo benevolo su di noi.

Dona vigore ai giovani per testimoniare la Fede,

conforto agli anziani, agli ammalati e agli sfiduciati per testimoniare la Speranza,

dona coraggio alle nostre famiglie per essere luogo della Carità e della Pace.

Invoca per noi la grazia di poterti imitare nella fedeltà a Cristo e alla Chiesa

e di camminare lungo la via stretta del Vangelo di Cristo

per realizzare pienamente la nostra vocazione battesimale ad essere Santi.

Amen

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