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Nuovo Dpcm, Conte riferisce alla Camera. Le ipotesi su cosa ci aspetta

Oggi è una giornata decisiva per le restrizioni che il governo prenderà sul Coronavirus, e Conte ha parlato alla Camera. Martedì la firma del nuovo dpcm. 

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“La curva dei contagi di sabato ha imposto un nuovo corpus delle misure restrittive da adottare prima di mercoledì”, ha infatti detto il premier Conte alla Camera. Aggiungendo però che “il dialogo con tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento è fondamentale”.

Cosa ha detto il premier Conte nel suo intervento alla Camera

Per il fatto che “il quadro epidemiologico nazionale ed europeo appare particolarmente critico, l’incremento di casi Covid è stato di 150 contagi per ogni 100 mila abitanti ed anche nel nostro Paese la situazione è in peggioramento“.

Mentre invece dal punto di vista della situazione sanitaria, il premier ha affermato che “gli italiani contagiati sono di numero ben più elevato rispetto alla prima ondata anche se la qualità dei contagi è diversa e inferiore: oggi fino al 96 per cento delle persone sono asintomatici o presentano sintomi lievi”.

Coronavirus, saranno ancora le Regioni a decidere

Le limitazioni più dure verranno tuttavia ancora probabilmente lasciate in mano alle Regioni. Si pala di un’ulteriore stretta sulla scuola, oppure in alcune zone rosse del Paese. Ma per almeno un’altra settimana saranno i territori stessi a decidere.

Per quanto riguarda invece l’ipotesi di coprifuoco, che si sta ventilando in queste ore, pare che il Comitato tecnico scientifico stia premendo per farlo scattare alle 18. Il governo invece andrebbe nella direzione delle 21.

Tutto dipende dall’andamento dei contagi nei prossimi giorni

Tuttavia, tutto dipende dal livello di contagio che si verificherà nei prossimi giorni, che metterà in mostra l’efficacia o meno dei provvedimenti sin qui presi. Tra le altre misure, si parla di stop alla mobilità interregionale, chiusura dei musei, chiusura dei centri commerciali almeno nel week end.

People wear protective masks in a metro during the coronavirus outbreak in Lausanne, Switzerland, Monday, July 6, 2020 (Laurent Gillieron/Keystone via AP)

Un ulteriore mazzata arriverà sulle spalle di bar e ristoranti, che saranno chiusi anche a pranzo ma solo nelle regioni con tasso di contagi a rischio, ovvero Lombardia, Piemonte e Calabria. La Pubblica amministrazione lavorerà in smart working. Nelle aree a rischio verranno bloccati persino i distributori automatici.

Le posizioni di Piemonte, Lombardia e Veneto, e cosa farà Conte

Tuttavia, il presidente del Piemonte Alberto Cirio ha affermato che “oggi la situazione è diversa da quella di marzo e aprile e fare lo stesso errore di marzo è sbagliato. Oggi sono 11 le Regioni con Rt superiori, per questo chiediamo al governo un rapporto collaborativo e misure nazionali”.

Non è d’accordo con l’idea di chiusure territoriali il governatore della Lombardia Attilio Fontana. “Se fermiamo Milano si ferma la Lombardia. Si deve fare un lockdown? Sia nazionale”, avrebbe affermato. Ragionamento tuttavia per niente condiviso da molti. Il presidente del Veneto Luca Zaia tuttavia ritiene un lockdown “non sostenibile”, affermando che in Veneto “la sanità è assolutamente sotto controllo”.

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L’idea di Conte è quella di introdurre un regime di restrizioni differenziato, a seconda della criticità delle diverse zone del Paese. Attraverso un piano non generalizzato ma modulabile a seconda del tasso di contagio e di altri venti parametri. Con restrizioni e allentamenti centrali sui singoli contesti.

Giovanni Bernardi

Giovanni Bernardi

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Giovanni Bernardi

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