Non Torno più a Medjugorje !!! Ecco la storia di un figlio smarrito!


Qualche tempo fa, un giovane ragazzo, che chiameremo Carlo (nome inventato perché non si riconosca la persona), arriva a Medjugorije con un fardello così pesante che camminava a malapena come se si trascinasse di malavoglia e con lo sguardo sempre rivolto verso il basso. Sarebbe stato anche possibile dire che era carino, ma nessuno poteva notarlo tanto era incupito. Lo si sentiva prigioniero in un recinto di tenebra in cui solo la rabbia ruggiva come leone pronto a divorare qualcuno. Ammetto che appena l’ho visto ho sentito più forte la sua rabbia che la sua sofferenza. Era confuso in questo miscuglio atomico che sentiva scoppiare dentro di sé. Era venuto a Medjugorije per ottenere una guarigione, una vera e propria liberazione dal maligno, che da tempo ormai si è installato dentro di lui e non lo abbandona. L’ho osservato un po’, nei giorni che ha trascorso qui. Andava sulla collina, partecipava quasi a tutto il programma serale della parrocchia e a volte andava a pregare da solo davanti ad una madonnina miracolosa. Stava sempre abbastanza in disparte. Sgranava la corona del rosario a volte con rabbia, a volte con una noia che sembrava dire: “Ma tanto, che lo faccio a fare?”.

Una storia di vita dura quella di Carlo, fatta di abusi fisici pesantissimi, di riti satanici, di maledizioni così forti, da non comprendere più chi fosse e da non capire quale fosse mai la sua vita. Aveva vissuto in una casa dalla quale il bene, le benedizioni e l’amore erano stati banditi. Un bambino non capisce con chiarezza ciò che è bene e ciò che è male, e così la sua vita è andata avanti tra il consenso innocente e la disperazione, con tutte le conseguenze più tremende, fino alla possessione. Quando finalmente se ne rende conto inizia un altro calvario.

Torna a convertirsi. Prende coscienza chiara del male che ha subito e di quanto terribile sia stato ciò che volevano inculcargli… Insomma, lascia finalmente parlare la sua coscienza e cerca aiuto. Lo cerca con amici. Lo cerca scappando. Lo cerca con chi si spaventa e da lui fugge. Poi inizia il lungo e doloroso pellegrinaggio da esorcista in esorcista e, per quanto a volte ottenga liberazioni parziali, non guarisce. Ciò che in lui lo tortura, lo assilla ancor più fortemente, diventa più accanito. E arriva a Medjugorije. La Madonna lo libererà. La Madonna non può non liberarlo…! È ripartito furioso. Così furibondo che ha detto: “Visto che non mi ha liberato, non torno più a Medjugorije!”.

La Madonna non perde nessuno dei suoi figli. Nessuno! Mai! E sono certa che lo aspetta. Questa storia però ho voluto raccontarla perché è esemplare di molte situazioni, anche se questa ha delle caratteristiche estreme. Certo, una possessione impressiona, ma non è casuale, come spesso si vuol far credere. Inoltre, ricordiamo bene che di ogni male sulla terra siamo noi, con i nostri peccati, ad esserne responsabili – “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno!”, appunto che noi facciamo. Il demonio nulla può contro di noi se noi non vogliamo accettare le sue suggestioni, i suoi inganni, le sue tentazioni e se Dio non gli permette di agire. Nulla può il demonio che Dio non voglia. Quindi spesso le nostre sofferenze sono legate ai nostri peccati. Un po’ come la mamma che mette in punizione un figlio che l’ha combinata grossa e che se continua per quella

strada rischia di perdersi. Non è certo con odio che una mamma punisce, ma con amore e per amore – il che non toglie che sia decisamente arrabbiata con il figlio e rattristata. Allo stesso tempo, il Signore ci ha dato delle indicazioni – la Bibbia ne è piena e per questo la Madonna ci dice di leggere la Bibbia e di meditarla! -, che alcuni chiamano comandamenti o regole, fatto sta che, se le seguiamo con amore e per amore, la nostra umiltà nell’obbedire oltre la nostra volontà e l’amore potente che entra presto nei nostri cuori, tiene lontano il maligno. Certo, si cadrà ancora, ma saranno cadute dalle quali rialzarsi per andare con gioia incontro a Gesù sul Golgota, alla Croce di Gesù, estremo segno di amore, mistero che ci conquista e ci dona la salvezza. C’è anche la sofferenza come prova di fede e infine la sofferenza come offerta, come Gesù sulla croce. Questi due ultimi tipi di sofferenza portano con sé però una premessa fondamentale e indispensabile senza la quale non si avanza nella vita spirituale, nel cammino verso Dio, nell’unione con il Padre: la coscienza di essere peccatori e l’apertura del cuore. Sono due cose, che in realtà ne fanno una sola, perché inseparabili. Se sono cosciente di essere peccatore, accetto questa mia condizione, mi pento, perdono e chiedo perdono. Ecco che a quel punto è inevitabile che il cuore si apra all’amore di Dio e si sarà così meravigliosamente e straordinariamente colmi di esso, da traboccare e riversarne sugli altri, su tutti i fratelli.

Noi siamo figli di Dio. Lui ci ha creati. Lui è l’unico Dio! Se non partiamo da questo, con la certezza quindi che Lui è il Giusto, non siamo credenti, non abbiamo fede e le nostre preghiere sono parole al vento. Si dice che l’amore smuove le montagne… L’Amore ci ha creati e l’Amore ci attende per essere con Lui in una vita eterna a noi preparata che – dicono molti santi – persino gli angeli ci invidiano! Quel ragazzo, Carlo, non ha perdonato e non vuole farlo, gli sembra assurdo, esagerato. Da vittima innocente quale si sente, rifiuta qualsiasi azione di amore e di perdono quindi da parte sua. Pretende che Maria lo liberi, nel modo in cui lui si immagina. Non si piega all’umiltà di dire: “Signore hanno peccato contro di me, ho peccato io contro di te! Maria vieni in mio aiuto. Aiutami a perdonare per essere perdonato, sentire il tuo amore e quello del tuo figlio Gesù ed essere finalmente liberato!”. Non basta pregare recitando tante Ave Maria con la bocca e poco con il cuore! A volte non basta neanche desiderare la liberazione. Ci vuole il digiuno con la preghiera del cuore. Il digiuno dall’orgoglio in primo luogo e poi il digiuno a pane e acqua, offerto con amore e per amore, ma soprattutto la preghiera di amore e di perdono: la preghiera che tutto dona e tutto ama.

Torniamo a Medjugorije dunque, perché è qui che più di tutti gli altri luoghi possiamo sentire e vivere l’amore della nostra Mamma bella. Veniamoci con perseveranza per la conversione dei nostri cuori e quelli dei nostri cari. Non portiamo nessuna partita doppia, ricordandoci la frase che pronuncia in tutte le messe il sacerdote nella preghiera eucaristica: “Signore, non guardare ai nostri peccati, ma alla fede della tua Chiesa.”. Sì, perché noi, figli di Dio, siamo la Chiesa di Dio e dobbiamo mostrare, coltivare, preservare la nostra fede, in modo da rispondere a Gesù in coro e con gioia: “Sì, Signore, troverai ancora la fede quando tornerai sulla terra!”.

SANDRA FEI