L’esempio più limpido di come il razzismo religioso sia uno dei mali da curare anche in occidente è stato dato in questi giorni da alcuni giovani musulmani facenti parte dell’organizzazione ‘La Ninive della Concordia’: questi ragazzi si sono messi all’opera per ridare lustro alla città di Mosul da poco liberata dalla morsa dell’Isis e, tra le tante opere di ricostruzione, hanno voluto dare un messaggio di pace verso i loro “Fratelli” Cristiani ripulendo dalle macerie la Chiesa Caldea dedicata alla Vergine Immacolata.
D’altronde prima dell’arrivo dei terroristi, Mosul era uno dei rari esempi di convivenza inter religiosa pacifica nel medio oriente e questo gesto semplice è teso a rinsaldare quel rapporto, come spiegato anche da Dumia Anmar ( il giovane a capo dell’associazione) che ha dichiarato ai media locali “Si tratta di un messaggio di pace e di concordia nazionale a tutto il mondo”.
La pulizia della Chiesa Caldea ha un alto valore simbolico, durante l’occupazione di Daesh, infatti, questa era stata eletta come centro della “Hisba”, un luogo atto a sorvegliare che gli islamici obbedissero ai dettami religiosi imposti dalla visione distorta del corano applicata dall’Is. Iniziative simili sono state intraprese in tutti i quartieri liberati dall’influenza nefasta del gruppo terroristico e fanno parte di un progetto collettivo teso alla valorizzazione di Mosul chiamato “Per una Mosul più bella”.
Il capo progetto Maher Al-Obaidi ha spiegato che adesso è il momento per dare una ripulita, ricominciare da dove tutto era stato bruscamente interrotto, ma per fare questo è necessario che i luoghi di culto vengano rimessi in ordine, solo in questo modo tutti coloro che sono stati cacciati dall’Is si possono nuovamente sentire sicuri e possono tornare a casa. Gli fa eco Mohammad Brahami, uno dei personaggi di spicco che ha aderito all’iniziativa, dicendo che: “Questo è un messaggio ai nostri fratelli cristiani perché tornino alle loro case, perché Mosul ha bisogno di loro”.
Chiaramente si tratta solo dell’inizio, ma già la settimana scorsa un’altra associazione, la ‘Nahadat Gil’, aveva ripulito dalle macerie la Chiesa del Santo Spirito, nella speranza che queste iniziative facciano breccia nei cuori di tutti i cittadini e si possa ricostruire Mosul con un rinnovato spirito d’apertura e tolleranza, che si possa insomma ricominciare a progettare un futuro sulle basi solide della fratellanza.
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