Ogni discorso per agevolare l’interculturalità, l’interreligiosità, dunque, sembra superfluo e affatto opportuno per Monsignor Pieronek, poiché i terroristi potrebbero arrivare nei nostri Paesi, nascosti tra i profughi: “L’Occidente da molta parte degli islamici è visto come nemico e questo abbiamo il dovere di considerarlo. Certamente esistono islamici bravi e non violenti e con loro dobbiamo dialogare e convivere, ma per tanti di loro eravamo e siamo infedeli da sottomettere”.
Pertanto, anche se non si deve escludere che esiste la possibilità che ci siano dei singoli islamici capaci di distinguere il bene dal male e di scegliere di agire civilmente, dovremmo stare all’erta, e gestire meglio le influenze socio culturali islamiche (e non solo) che depistano la nostra tradizione spirituale.
“Io credo che ci sia un rischio di islamizzazione nel continente europeo, una sorta di invasione insidiosa da non sottovalutare. Mentre gli islamici pregano cinque volte al giorno e sono costanti nella loro fede, i cristiani, meglio l’Europa, ha smarrito le sue radici e non ha il coraggio di manifestare in pubblico la fede e di testimoniarla nella vita di ogni giorno”.
Come potremmo, allora, contrastare questa forza che invade e dissuade la nostra religiosità e che preoccupa tanto Monsignor Pieronek?
“La sola vera risposta all’ Islam, senza scontri di civiltà, è il rafforzamento della identità cristiana”.
Di identità cristiana, salda e coscienziosa, abbiamo bisogno a prescindere; dovremmo “ripristinarla” anche se gli islamici non ci stessero con il fiato sul collo o se l’Europa ne fosse completamente priva.
Antonella Sanicanti
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