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Molti ebrei salvati dalle famiglie cattoliche, tutto documentato in un libro storico

 

Le condizioni delle famiglie ebree di Zambrow erano disumane, questi erano chiusi nei ghetti e pativano fame e malattie senza possibilità di uscirne. Queste condizioni ed altri particolari raccapriccianti su come la popolazione polacca trattava gli ebrei, sono raccolte in un testo intitolato ‘Il Libro della Memoria degli Ebrei di Zambrów’, pubblicato a Tel Aviv nel 1963.

In quelle 700 pagine si apprende che la metà della popolazione di Zambrow era ebrea e che, nonostante l’ingente numero, questi erano tutti stipati in appartamenti più simili a celle dove non c’era lo spazio vitale necessario ai componenti della famiglia, ma sopratutto che il resto della popolazione li aveva condannati alla sofferenza decretandone una lenta morte causata dagli stenti e dai morsi della fame.

Il racconto di quelle torture e di quei maltrattamenti, si accompagna alla testimonianza, offerta da alcuni sopravvissuti, di come la famiglia Michalik contravvenisse agli ordini del governo a rischio della propria vita (c’era la pena di morte per chi offriva cibo agli ebrei) e si offriva di aiutarli portando loro del pane: ”La semplice offerta di un pezzo di pane da fuori del ghetto bastava per essere minacciati della pena di morte. Questo valeva sia per i polacchi che per gli ebrei. Nonostante questi castighi violenti e il rischio della morte, la coppia cattolica formata da Dominik e Wiktoria Michalik offriva cibo agli ebrei del ghetto”.

Dominik e Victoria erano i genitori di Józef Michalik, all’epoca solo un bambino, diventato in età adulta l’Arcivescovo e il Presidente della Conferenza Episcopale Polacca. Grazie a quella famiglia molti ebrei riuscirono a sopravvivere ai soprusi compiuti dal governo centrale e non vi è dubbio che se Jozef è diventato un emblema della Chiesa e quindi della misericordia gran parte del merito va riconosciuta all’altruismo ed al coraggio dei suoi genitori.

Luca Scapatello

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Luca Scapatello

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