Una delle più importanti reliquie al mondo si trova in Italia, a Perugia. È davvero il Sacro Anello con cui San Giuseppe sposò Maria?
Una straordinaria reliquia arrivata in Italia dall’Oriente. Secondo la tradizione tramandata, ma non comprovata, sarebbe stato lo stesso San Giuseppe a regalarlo a Maria per il loro matrimonio. Oggi è conservato in una cappella della cattedrale di San Lorenzo, a Perugia.
Tantissime sono le reliquie dei Santi, di San Giuseppe, della Vergine Maria presenti al mondo. Ma ce ne è una che è, forse la più importante, quella che segna l’unione e l’inizio della Sacra Famiglia: è il Sacro Anello. Secondo la tradizione, Giuseppe l’avrebbe donato a Maria per chiederla in sposa.
Oggi, conservato nella Cattedrale di Perugia, per poterlo visionare, ci vogliono per 14 chiavi, poiché chiuso in uno dei forzieri più antichi. Potremmo dire a “prova di ladro”. Ebbene sì: il sacro anello è stato, più volte, rubato e, in più occasioni, anche acquistato.
La sua storia parte da molto lontano. Nel 985 d.C., un orafo della cittadina di Chiusi acquistò un anello diverso dagli altri da un commerciante ebreo. Nulla da eccepire, anche perché l’anello restò in Umbria fino al 1473, l’anno del suo furto.
Un frate di Magonza lo rubò per portarla nel suo paese. Ma durante la strada fu bloccato da una nebbia prodigiosa a Perugia, e decise di lasciare in quel luogo il Santo Anello. Custodito per quasi cinque secoli a Chiusi, oggi invece si trova nella Cattedrale di San Lorenzo in Perugia. La prima volta cui vi si fa cenno ufficialmente, è all’interno di un documento che porta la data del 25 maggio 1474, redatto dall’allora cancelliere comunale di Chiusi, Leonetto Cavallini.
Secondo alcuni primi studi fatti, il sacro anello fu ricavato da un pezzo di onice, di fattura modesta. Per i più scettici, non viene considerato una vera e propria reliquia, ma per chi crede invece lo è. Per i fedeli “è un tesoro di inestimabile valore”, perché fu proprio con questo anello che Maria andò in sposa a Giuseppe di Nazareth.
La paura che potesse, ancora una volta esser trafugato, come accaduto nel 1400, ha portato, nei secoli successivi, a custodirlo in un vero e proprio forziere, più forte anche di una cassaforte, la cui apertura è possibile soltanto con 14 chiavi.
Ci sono delle date particolari durante le quali il sacro anello veniva mostrato alla pubblica venerazione: il lunedì di Pentecoste, il 3 luglio ed il 3 agosto (per i pellegrini di ogni parte d’Italia di ritorno da Assisi, dove si recavano per ottenere l’indulgenza). È da ricordare, inoltre, che l’Anello non uscì mai dalle mura di Chiusi.
Il duca Filippo Maria Visconti, malato ad un occhio, chiese che gli fosse inviato a Milano, ma si vide rifiutare la richiesta nonostante le preghiere, suppliche e ordini di papa Eugenio IV e della signoria di Siena.
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Ma c’è una precisazione da fare: gli anelli di San Giuseppe, in Europa, se ne contano altri due, oltre a quello di Perugia. Quello del fidanzamento con Maria, conservato nella Cattedrale di Notre Dame e quello giornaliero, conservato a Messina nella chiesa di San Giuseppe.
Una storia che intreccia fede e tradizione, ma è simbolo di unione fra Maria e Giuseppe.
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ROSALIA GIGLIANO
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