Triduo Pasquale: il ruolo dei ministranti nella liturgia eucaristica

Il ruolo del ministrante nella chiesa sta crescendo sempre di più

Ragazzi e ragazze si avvicinano al servizio all’altare, sempre più motivati.

chierichetti triduo pasquale
photo web chierichetti catt.ch

Servire all’altare non è una cosa da tutti: Gesù chiama ogni giorno, ragazzi e ragazze, affinchè si avvicinino sempre più a lui, anche attraverso il cammino dei Ministranti.

Chi è il ministrante?

Il ministrante (o chierichetto, che dir si voglia) è quella persona, vestita di bianco che, ogni domenica, ma anche nelle S.Messe infrasettimanali, troviamo accanto al sacerdote sull’altare. Ma chi sono veramente? “Il ministrante (dal latino ministrare, servire) è propriamente un fedele laico, il quale svolge un servizio alla comunità cristiana, ai sacerdoti e ai diaconi durante la liturgia e nelle altre celebrazioni di preghiera”, così descrive la Liturgia Sacra.

Non c’è un’età per essere ministrante: dai più piccoli di 8 anni, sino agli anziani: tutti possono sentirsi chiamati al servizio liturgico all’altare. Inizialmente si pensava fosse solo qualcosa per i maschi, invece negli ultimi 20 anni, tale servizio è stato aperto anche alle ragazze, che vanno ad aumentare di giorno in giorno.

Il ruolo del ministrante è di vero aiuto e servizio al sacerdote o al diacono, in particolare in occasione di momenti liturgici particolari, quali ad esempio la Settimana Santa. Durante questa settimana, i ministranti si dedicano anima e corpo non soltanto alle celebrazioni vere e proprie, ma anche alla preparazione della chiesa, dell’altare della reposizione e di tutto ciò che serve per il Triduo Pasquale.

Il loro primario ruolo durante il Triduo Pasquale

A partire dal Giovedi santo e dalla S.Messa in Coena Domini, il ministrante assume un ruolo primario: durante il rito della Lavanda dei Piedi, la sua presenza diventa fondamentale. L’assistenza al sacerdote per la lavanda stessa, l’assistenza a coloro che “saranno gli apostoli”, accanto a quella che è la celebrazione nel suo insieme: turibolo, navicella, candelieri, servizio alla mensa…tutto ciò è ruolo pieno del ministrante.

Il Venerdì Santo: è proprio dal silenzio dei ministranti sull’altare che l’assemblea comprende e capisce il raccoglimento e il porre l’attenzione alla sola croce e al mistero di Redenzione di Gesù. La Via Crucis e la liturgia della Croce, aiutano il ministrante anche a comprendere la sofferenza materiale del “portare la croce di Gesù”, compito che può spettare anche a loro durante tali riti liturgici.

La Veglia di Pasqua: la celebrazione della notte, vede la luce portata dalle candele dei ministranti e dal cero pasquale lungo la navata centrale della chiesa. I ministranti portano la Luce del Cristo Risorto a tutto il popolo di Dio lì radunato in attesa della Resurrezione. Quale migliore momento, quasi un momento di privilegio: sono i ministranti ad annunciare con la loro luce, che Cristo è Risorto!

Insomma: il ministrante è colui che, subito dopo il sacerdote, è vicino a Gesù sull’altare. Il ministrante: una figura da prendere a modello, come segno di raccoglimento ed accoglienza.

ROSALIA GIGLIANO