Papa Leone XIV ha celebrato la Messa in Coena Domini ricordando che la grandezza di Dio è nell’amore che si fa servizio e che bisogna lasciarsi servire per servire gli altri.

Dopo la celebrazione mattutina della Messa del Crisma nella Basilica di San Pietro, nel pomeriggio papa Leone XIV ha celebrato la Messa in Coena Domini in San Giovanni in Laterano. In questo primo Triduo Pasquale del suo pontificato, il pontefice ha centrato, come è ormai nel suo stile, l’accento sulla ricerca dell’unità e della pace.
Nella Messa crismale, ha riflettuto sul significato della missione cristiana affermando che sia in ambito pastorale, che sociale e politico “il bene non può venire dalla prevaricazione”, perché l’amore vero “è disarmato”.
Papa Leone XIV alla Messa in Coena Domini: la grandezza di Dio nell’amore umile
L’amore di Gesù, che “si fa gesto e cibo per tutti rivelando la giustiza di Dio” nell’Ultima Cena è al centro dell’omelia di papa Leone XIV. Sottolinea che è proprio nel mondo, dove il male imperversa che Gesù “ama definitivamente, per sempre, con tutto se stesso“.

Il gesto della lavanda dei piedi, consegna il compito che affida ai suoi, “la sua stessa forma di vita“. Facendo propria la condizione di servo il Figlio ha rivelato la gloria del Padre, e lo ha fatto “scardinando i criteri mondani che sporcano la nostra coscienza“, dice il papa.
Dobbiamo apprendere che “la grandezza di Dio è diversa dalla nostra idea di grandezza“, sottolinea ricordando la reazione di san Pietro che in un primo momento ha rifiutato di farsi lavare i piedi dal Signore.
Umanamente tendiamo a desiderare “un Dio del successo e non della passione” ricorda, riprendendo le parole che usò papa Benedetto XVI. La tentazione è di cercare un Dio che ci sia utile, che ci faccia vincere, ma l’onnipotenza di Dio sta nell’umiltà.
Lasciarsi servire per servire
Con il suo gesto di servizio Gesù “purifica la nostra immagine di Dio dalle idolatrie e dalle bestemmie che l’hanno sporcata“. Al tempo purifica la nostra immagine dell’uomo che vuole vincere e si ritiene grande quando viene temuto.
Il gesto del Signore non avviene in un momento lieto, ma proprio nella notte in cui veniva tradito. Questo perché ci ama nonostante le nostre miserie, “non ci ama “se” ci facciamo lavare dalla sua misericordia, ci ama e perciò ci lava” evidenzia il papa. E aggiunge che lo fa affinché possiamo corrispondere al suo amore.
Il concetto importante da comprendere e avere nel cuore è che “lavando la nostra carne Gesù purifica la nostra anima“. Solo così possiamo capire come davvero si dona la vita e non come la si distrugge, afferma il Santo Padre.
Eucarestia e sacerdozio, perfetta donazione di Gesù
L’invito del papa è ad inginocchiarci anche noi gli uni gli altri “come fratelli e sorelle degli oppressi“, proprio davanti ad “un’umanità in ginocchio per molti esempi di brutalità“.
Ricorda che tutta la storia biblica converge in Gesù, perchè “il Cristo Salvatore celebra la Pasqua dell’umanità aprendo per tutti il passaggio dal peccato al perdono, dalla morte alla vita eterna“.
In questa celebrazione della Messa in Coena Domini si fa memoria dell‘istituzione dell’Eucarestia e dell’Ordine sacro. Papa Leone ricorda che “l’intrinseco legame tra i due sacramenti rappresenta la perfetta donazione di Gesù“, che è “sommo sacerdote ed Eucarestia vivente in eterno“.
Ha concluso affermando che il Giovedì Santo è giorno di “ardente gratitudine e di fraternità autentica” e ha esortato a vivere l’adorazione al Santissimo Sacramento che nella notte si compie in tutte le parrocchie come tempo per contemplare il gesto di Gesù e chiedere la grazia di imitarlo con il suo stesso amore.







