Medjugorje, la Madonna: “Sei depresso e indegno del perdono? Non per Dio”

Come chiedere l’aiuto a Dio quando ci sentiamo indegni o depressi?

“Gesù Confido in Te”. La giaculatoria e non solo possono sostenerci nei momenti più bui.

Medjugorje Commento 2 Aprile

La rabbia, la stanchezza e la vulnerabilità (che spinge a meccanismi di difesa spesso violenti) ci portano a commettere degli errori.
Spesso nei momenti di stanchezza siamo vulnerabili, facili all’ira e per questo motivo più propensi a peccare. Errori di cui ci pentiamo quasi subito, ma dei quali spesso non ci liberiamo mai.

L’auto-condanna

La vergogna e l’auto-condanna che segue questi momenti ha due effetti: da un lato ci allontana da chi abbiamo ferito e da Dio (di cui temiamo il giudizio) e dall’altro ci porta in una spirale di isolamento e depressione. Queste sono le condizioni che, secondo la Madonna, ci espongono all’azione di Satana, sempre pronto ad approfittare della nostra lontananza da Dio per portarci alla dannazione eterna.

Padre Barnaba Hechich e i veggenti di Medjugorje

Padre Barnaba Hechich (1924-2013), frate dell’ordine dei Frati Minori, è stato uno dei più importanti supervisori e traduttore dei messaggi mariani da Medjugorje. Un lungo apostolato, il suo, svolto nel fondare e seguire molti gruppi di preghiera del Rinnovamento dello Spirito. A Roma, per molti anni, si riuniva mensilmente con Padre Gabriele Amorth in una celebrazione che richiamava un grande folla di fedeli. A lui si devono molti scritti e traduzione di messaggi non solo dei 6 veggenti di Medjugorje ma anche di altre testimonianze.

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Padre Barnaba con Vicka

In una di queste racconta di un messaggio che la Gospa avrebbe consegnato a Marija Dugandzic. Un messaggio che offre dei consigli ai fedeli per sfuggire alla stanchezza ed alla depressione generata da questi errori reiterati e mai superati e salvarsi dall’opera tentatrice del demonio.

Medjugorje la Madonna ci dice: “Non abbiate timore, tornate subito da Dio”

Marija racconta di quel giorno in cui la Madonna le ha detto: “Satana tante volte approfitta di una persona che si sente indegna, che si sente depressa, che ha vergogna di Dio: questo è proprio il momento in cui Satana approfitta per distoglierci da Dio”. Da questo possiamo comprendere che a Dio non importa come siamo, né dell’errore che abbiamo commesso. Il Padre guarda se nei momenti successivi al nostro sbaglio si è compreso l’errore e si è disposti a rimediare chiedendo sincero perdono.

In quei momenti in cui ci si sente indegni di ricevere il perdono di Dio, come dice la Madonna, Satana entra in azione e, dato che il suo potere è immenso, gli basta quello per prendere possesso della nostra anima. Ecco dunque la sua esortazione da Mamma per noi suoi figli: “Se hai commesso un peccato, sei hai litigato con qualcuno, non rimanere da solo, ma chiama subito Dio, chiedigli perdono e vai avanti”.

“Non tramonti il sole sopra la vostra ira”

Un richiamo a tornare in noi stessi, a ricercare quell’umiltà unica via per arrivare a Dio. Chiedere perdono è un atto di grande umiltà e di immenso amore che Gesù Cristo ha palesato al mondo intero con la sua passione e morte in croce. Questa è a vera linfa per il nostro cammino. Una sollecitazione accorata che San Paolo rivolse agli Efesini (Ef 4,26-27) “Adiratevi, ma non peccate; non tramonti il sole sopra la vostra ira, e non date spazio al diavolo”. 

La misericordia di Dio è smisurata e la Beata Vergine viene a sottolinearcelo con forza. Il nostro errore principale è proprio quello di “voler misurare” la misericordia di Dio con il nostro criterio di giudizio. Pensare che Dio non potrà perdonare il peccato che noi stessi non ci perdoniamo questo è il vero inganno. “Proprio quando ti sembra che il Signore ti ha lasciato è quello il momento di tornare, presentandoti così come sei”. Ora il senso di queste parole conclusive della Gospa appaiono ben più semplici da comprendere. Dio conosce i nostri limiti ed è sempre pronto ad accoglierci così come siamo.

“Gesù Confido in Te”

“Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza – scrive San Paolo ai Corinzi (2Cor 12,9-10). Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte”. Coraggio, dunque. Affrontiamo i nostri momenti sconforto e di difficoltà con fede. Offriamoli al Signore ricordando quella giaculatoria che può sostenerci nel nostro combattimento: “Gesù Confido in Te”.

Cristiano Sabatini