Medico racconta emozionante incontro con Giovanni Paolo II

Professore, a cui è stata conferita l’onorificenza di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, testimonia la sua fede e il suo ricordo di Giovanni Paolo II.

Abbiamo avuto il piacere di intervistare il Professor Felice Eugenio Agrò, Docente Ordinario, Direttore UOC e Direttore scuola di specializzazione di Anestesia Rianimazione, Terapia Intensiva e del Dolore della Fondazione Policlinico Campus Bio-Medico di Roma.

Il Professor Agrò e la famiglia ricevuti da Giovanni Paolo II – photo: lalucedimaria.it

Il Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, con decreto in data 2 giugno 2008 gli ha conferito l’onorificenza  di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Cosa ha significato il Covid per chi lo ha fronteggiato in prima linea, in un reparto di terapia intensiva? E qual è la missione del medico cristiano?

Il suo rapporto con la fede e la sua esperienza di medico durante la pandemia, sono al centro di questa intervista per La Luce di Maria, dove il Professor Felice Eugenio Agrò non manca di raccontare un aneddoto personale: il suo incontro con Giovanni Paolo II.

Il medico deve testimoniare la propria fede

Sappiamo che lei è particolarmente legato alla fede. Quanto la fede è di aiuto nella sua professione medica?

Nel 21° secolo dobbiamo continuare a credere nella scienza, nelle opportunità di curare le malattie, di restituire la salute, anche perché la tecnologia, il metaverso, l’ingengeria robotica ci aiutano a prenderci cura dei malati. Dobbiamo continuare a credere nella medicina come missione, come servizio al prossimo. Chi crede in Dio può e deve testimoniare la propria fede nell’esercizio della professione medica.

Il Professor Agrò in compagnia di alcuni studenti davanti al Campus Bio-Medico di Roma – lalucedimaria.it

L’incontro con Giovanni Paolo II

Anche San Giovanni Paolo II ha un’importante incisione nella sua vita …

Quando Karol Wojtyla fu eletto Papa il 16 ottobre 1978 sembrava che quest’uomo vigoroso e infaticabile non avrebbe mai avuto bisogno dei medici. Tutto cambiò il 13 maggio 1981: i proiettili non lo uccisero ma minarono gravemente la sua salute di ferro. Da allora Giovanni Paolo II divenne anche un “uomo dei dolori”: pian piano il Parkinson e i problemi osteoarticolari lo immobilizzarono e lo resero prigioniero del suo corpo. Tuttavia il Papa continuò la sua missione e non volle nascondere i suoi mali: non per esibizionismo, ma per rivendicare il valore e il ruolo nella società di ogni persona, anche malata o minorata.

Ho avuto l’onore e il piacere di incontrarlo insieme a mia moglie e ai miei figli Luigi, Giuseppe, Francesco, Tania, Matteo Josemaria (l’ultima figlia Rosa Maria non era ancora nata) in una udienza privata alla nostra famiglia quando il Papa era affetto da Parkinson. E’ stata un’esperienza bellissima, indimenticabile, San Giovanni Paolo II ha tenuto in braccio baciandolo il piccolo Matteo Josemaria, ha parlato con noi in un clima di famiglia, di affetto, di benevolenza. Ogni figlio/a ha donato al papa un disegno o un piccolo dono pensato per Lui, personalmente ho donato un mio libro intitolato Homo patiens con relativa dedica.

Cosa ha significato il Covid

Professore lei stando in terapia intensiva può darci uno sguardo veritiero e reale su quella che è la situazione attuale dovuta al Covid 19?

La pandemia Covid-19 ha messo a dura prova i vari modelli di sistema sanitario nei 5 continenti, rilevandone limiti e manchevolezze, ma anche pregi e positività per ottemperare al diritto alla salute del cittadino nei vari stati e continenti.

Significato del Covid
Covid, una terribile esperienza per malati e medici – lalucedimaria.it

In merito alla salute del cittadino a partire dal 5 maggio 2023 è entrato in vigore il nuovo sistema di monitoraggio connesso alla fase 3 dell’epidemia da Sars-CoV-2 istituito con Decreto 6 marzo 2023.

I casi Covid negli ultimi 30 giorni sono 160.701, mentre i casi degli ultimi 30 giorni tra gli operatori sanitari sono 4.159. L’età mediana dei casi di Covid degli ultimi 30 giorni è 57 anni, sono colpite le donne al 57% e gli uomini al 43%. I deceduti di Covid negli ultimi 30 giorni sono 393, mentre i guariti sempre degli ultimi 30 giorni sono 94.850.

Le conseguenze

Qual è la situazione fisica e morale di un malato di Covid 19?

Preoccupano gli effetti psicologici e morali che la pandemia ha ingenerato e ingenererà sugli individui, in particolare sui giovani e sulle persone psicologicamente più fragili o più esposte alla crisi economica derivante dall’emergenza sanitaria.

Diversi studi hanno considerato gli effetti del Covid-19 sulla sfera psichica. Secondo i risultati di uno studio realizzato dal Dipartimento di Scienze Biomediche di Humanitas University, la pandemia di Covid-19 ha impattato in maniera significativa sulla sfera psicologica ed emozionale degli individui.

Questo studio preliminare, basato un campione di 2.400 persone, ha rilevato che nel periodo di pandemia il 21% degli intervistati ha notato un peggioramento nei rapporti con il partner e il 13% con i propri figli. Inoltre, il 50% del campione ha rivelato di aver subito un incremento della fatica percepita durante lo svolgimento di attività lavorative e il 70% degli studenti ha invece dichiarato un sensibile calo della concentrazione nello studio.

Nel corso dei mesi di emergenza sanitaria, il 14% degli intervistati ha dichiarato di aver iniziato ad assumere ansiolitici o sonniferi e il 10% ha fatto ricorso ad antidepressivi, ill 20% ha riportato sintomi clinicamente significativi di disturbo post-traumatico da stress (PTSD) in relazione a esperienze legate alla pandemia, mentre il 28% ha lamentato sintomi ossessivo-compulsivi disturbanti e interferenti con il proprio funzionamento quotidiano».

Cosa le è rimasto nel cuore

Ci può raccontare qualche aneddoto che le è rimasto particolarmente nel cuore, durante i mesi di emergenza?

Testimoniare Dio come medici
Il Professor Felice Eugenio Agrò, – lalucedimaria.it

Durante i mesi di emergenza che ho vissuto al Covid Campus Center gli aneddoti più belli sono quelli che ogni singolo paziente dopo il risveglio dal coma ha mostrato: riconoscenza, stima, fiducia, rispetto, in particolare Vincenzo, un paziente di Bergamo che abbiamo salvato e che è ritornato in elicottero alla sua regione di domicilio.

Un pensiero a chi soffre

Vuole dire qualcosa a chi in questo momento soffre a causa di una malattia?

Quando una persona sta attraversando un momento difficile non ci sono frasi che possono consolare, il mondo perde i suoi colori, tutto diventa grigio, insorgono paure che possono diventare un vero e proprio panico. Insorgono disturbi del sonno e non si ha più appetito. Non si ha più desiderio di nulla, non si riesce a fare nulla, è come se si fosse bloccati da una forza invisibile che aumenta a dismisura la fatica di vivere.

Il medico, il personale sanitario deve esercitare la propria capacità di ascolto, deve mostrare empatia, passare un po’ di tempo assieme al malato, invitarlo a parlare dei propri vissuti e delle proprie emozioni, ascoltarlo senza giudicare. Per prenderci cura del malato dobbiamo esercitare la libertà, dobbiamo agire con sincerità, con onestà intellettuale e lealtà, parlare con schiettezza, avere profondo rispetto delle persone di qualunque colore della pelle, colore politico ed etnia religiosa.

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