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Coronavirus, un tempio dedicato ai medici che hanno perso la vita

In questi giorni difficili tanti medici hanno perso la vita per curare i loro pazienti. Eroi moderni di cui non possiamo dimenticarci.

Il Tempio a Duno che verrà dedicato ai medici che hanno perso la vita nella lotta al coronavirus

È quello che ha pensato don Lorenzo Butti, responsabile della comunità pastorale di Duno, un piccolissimo paesino di nemmeno 150 abitanti, situato nelle valli dell’entroterra di Varese. Un’area fortemente colpita dalla pandemia. Lì, don Lorenzo ha scoperto un antico tempio votivo dedicato ai medici italiani.

Un sacrario dedicato ai medici caduti

L’opera, costituita da una piccola chiesa e da un sacrario, è stata costruita nel 1938 per mano di un sacerdote di nome don Carlo Cambiano a memoria dei tanti operatori sanitari che hanno perso la vita dedicando la vita alla salute del prossimo. Ora quello stesso sacrario potrebbe accogliere in maniera stabile il ricordo dei tanti che, in questi giorni, sono stati duramente colpiti dalla malattia fino a perdere la vita. Gettando nel dolore i propri cari e rendendo il nostro sistema sanitario, già messo a dura prova, ancora più fragile.

“Don Carlo Cambiano considerava i medici come buoni samaritani ma riteneva che andavano anche sostenuti, soprattutto con la preghiera, per condividere con loro fatiche e sofferenze”, dice ai media vaticani don Lorenzo. Ora, il suo desiderio, è quello di poter celebrare una messa in questa cappellina.

La celebrazione nel giorno di San Luca

Ogni anno i medici dell’entroterra varesino, nel giorno della festa di San Luca, scelgono tra i colleghi deceduti sul lavoro due nomi che verranno incisi sulla lapide, affinché possano essere sempre ricordati.

I medici in prima linea nella lotta al Coronavirus. A loro e anche ai fedeli il Papa ha concesso la possibilità di Indulgenza plenaria (sourceweb)

“Nel momento in cui potremmo chiamarci fuori dalla dura situazione nella quale ci troviamo andremo al tempio a pregare per i medici caduti. E poi spero che ogni anno ci possa essere una celebrazione con data fissa che possa ricordarli per sempre”.

Giovanni Bernardi

Fonte: vaticannews.it

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