Le suore del convento di Marradi, si rifiutano di abbandonare la loro casa, hanno ricevuto il sostegno del paese.
Il convento di Marradi (Firenze) rischia la chiusura, ma le suore hanno deciso di opporsi ai tentativi di sfratto. Negli ultimi giorni c’è stato l’ennesimo tentativo di portare via le suore dalla loro casa, ma esse hanno deciso di “barricarsi” dentro. Nel monastero della Santissima Annunziata sono rimaste in quattro: tre suore e una novizia. La crisi di vocazioni sta “svuotando” i conventi e le decisioni di accorparli, lì dove si scende sotto le 5 unità è sempre più frequente. Ma le suore di Marradi non vogliono andar via dalla loro casa e hanno trovato anche il sostegno della popolazione.
L’ultimo tentativo di sfratto è avvenuto pochi giorni fa, ma già un altro era avvenuto a dicembre. In questi mesi di “annunciato” sfratto, le suore hanno trovato il sostegno della popolazione di Marradi, tra cui anche Paolo Bassetti, ex sindaco, nonché cugino del Presidente della Cei. Senza dare preavviso, alcuni religiosi, tra cui due suore, in questi giorni, hanno bussato alle porte del convento con l’obiettivo di convincere le suore a fare le valigie. Le religiose, che non hanno aperto a nessuno, hanno trovato il sostegno di alcuni abitanti, che si sono recati a sostenerle, nel caso ci fosse stato bisogno.
L’ex sindaco è poi intervenuto sulla questione: «Da tempo ci stiamo adoperando per evitare che le suore debbano lasciare il monastero, come vorrebbe il loro ordine da Roma. A tal fine eravamo anche riusciti ad aggregarlo al monastero domenicano di Castel Bolognese in provincia di Ravenna, ma quell’affiliazione, concessa a dicembre 2018, è stata poi revocata il 21 maggio scorso senza che fosse mai effettiva».
Con le sue parole, l’ex sindaco, manifesta tutta la sua solidarietà nei confronti delle suore: «Ma poi – continua Bassetti – che noia danno le nostre suore? Si mantengono da sole, con le loro pensioni e non chiedono nulla, riescono a far concelebrare la messa e sono sempre disponibili. Noi vogliamo che rimangano nel convento che fra l’altro ci “appartiene”: furono le famiglie locali a farlo costruire 400 anni fa. E comunque vada c’è la necessità di trovare una soluzione condivisa».
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Fabio Amicosante
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