Maria schiaccia la testa al serpente. Padre Amorth ci dice come…..

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Maria nella storia. Passiamo al secondo aspetto, al comportamento di Maria Santissima durante la vita terrena. Mi limito a qualche riflessione su due episodi e due consensi: l’annunciazione e il calvario; Maria Madre di Dio e Maria Madre nostra. È da notare un comportamento esemplare per ogni cristiano: per attuare su di sé i piani di Dio, piani che il maligno cerca in tutti i modi di ostacolare.
Nell’annunciazione Maria dimostra una disponibilità totale; l’intervento dell’angelo attraversa e sconvolge la sua vita, contro ogni immaginabile attesa o progetto. Dimostra inoltre una fede vera, ossia basata unicamente sulla Parola di Dio, a cui «nulla è impossibile»; potremmo chiamarla una fede nell’ assurdo (una maternità nella verginità). Ma evidenzia pure il modo di agire di Dio, come stupendamente fa notare la Lumen gentium. Dio ci ha creati intelligenti e liberi; perciò egli ci tratta sempre come esseri intelligenti e liberi.
Ne consegue che: «Maria non fu uno strumento meramente passivo nelle mani di Dio, ma cooperò alla salvezza dell’uomo con libera fede e obbedienza» (LG 56).
Soprattutto è messo in luce come l’attuarsi del più grande piano di Dio, l’Incarnazione del Verbo, abbia rispettato la libertà della creatura: «Volle, il Padre delle misericordie, che l’accettazione della madre predestinata precedesse l’Incarnazione perché, così come una donna aveva contribuito a dare la morte, una donna contribuisse a dare la vita» (LG 56).
L’ultimo concetto accenna già ad una tematica che sarà subito cara ai primi Padri: il paragone Eva-Maria l’obbedienza di Maria che riscatta la disobbedienza di Eva, preannunciando come l’obbedienza di Cristo avrebbe definitivamente riscattato la disobbedienza di Adamo. Satana non appare direttamente, ma le conseguenze del suo intervento vengono riparate. L’inimicizia de a donna contro Satana si esprime nel modo più perfetto:nella piena adesione al piano di Dio.

Ai piedi della croce avviene la seconda annunciazione: «Donna, ecco tuo figlio». È ai piedi della croce che la disponibilità di Maria, la sua fede, la sua obbedienza si manifestano con un’ evidenza ancora più forte, perché più eroica, rispetto alla prima annunciazione. Per capirlo dobbiamo sforzarci di penetrare nei sentimenti della Vergine in quel momento.
Emerge subito un immenso amore congiunto col più straziante dolore. La religiosità popolare si è espressa con due nomi quanto mai significativi, ricalcati in mille modi dagli artisti: 1’Addolorata, la Pietà. Non mi dilungo perché, all’ evidenza di questo sentimento, se ne aggiungono altri tre quanto mai importanti per Maria e per noi; ed è su questi che mi soffermo.
Il primo sentimento è di adesione alla volontà del Padre. Il Vaticano II usa un’ espressione del tutto nuova, efficacissima, quando ci dice che Maria, ai piedi della croce, era «amorosamente consenziente» (LG 58) all’immolazione del Figlio. Il Padre vuole così; Gesù ha accettato così; anche lei aderisce a tale volontà, per quanto straziante possa essere.
Ecco poi il secondo sentimento, su cui troppo poco si insiste e che invece è il sostegno di quel dolore e di ogni dolore: Maria comprende il significato di quella morte. Maria comprende che è in quel modo, doloroso e Umanamente assurdo, che Gesù trionfa, regna, vince. Gabriele le aveva preannunciato: «Sarà grande, Dio gli darà il trono di Davide, regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe, il suo regno non avrà mai fine». Ebbene, Maria capisce che è proprio in quel modo, con la morte In croce, che si realizzano quelle profezie di grandezza. Le vie di Dio non sono le nostre vie, e tanto meno le vie di Satana: «Ti darò tutti i regni della tetra, se tu prostrato mi adorerai».
Il terzo sentimento, che corona tutti gli altri, è di gratitudine. Maria vede attuata in quel modo la redenzione di tutta l’umanità, compresa quella sua personale che le è stata applicata preventivamente.
È per quella morte atroce che lei è sempre Vergine, Immacolata, Madre di Dio, Madre nostra. Grazie, mio Signore.
È per quella morte che tutte le generazioni la chiameranno beata, che è regina del cielo e della terra, che è mediatrice di ogni grazia. Lei, umile serva di Dio, è stata resa la più grande di tutte le creature da quella morte. Grazie, mio Signore.
Tutti i suoi figli, tutti noi, guardano ora al cielo con certezza: è spalancato il paradiso e il demonio è definitivamente sconfitto in virtù di quella morte. Grazie, mio Signore.
Ogni volta che guardiamo un crocifisso, credo che la prima parola da dire sia: grazie! Ed è con questi sentimenti, di adesione piena alla volontà del Padre, di comprensione della preziosità della sofferenza, di fede nella vittoria di Cristo attraverso la croce, che ognuno di noi ha la forza di sconfiggere Satana e di liberarsene, se e caduto in suo

 Maria contro Satana. E veniamo all’argomento che più direttamente ci interessa e che può essere compreso solo alla luce di quanto esposto sopra. Perché Maria è così potente contro il demonio? Perché il maligno trema di fronte alla Vergine? Se finora ne abbiamo esposto i motivi dottrinali, è tempo di dire qualcosa di più immediato, che rispecchia l’esperienza di tutti gli esorcisti.
Incomincio proprio con l’apologia che il demonio stesso è stato costretto a fare della Madonna. Costretto da Dio, ha parlato meglio di qualsiasi predicatore.
Nel 1823, ad Ariano Irpino (Avellino), due celebri predicatori domenicani, p. Cassiti e p. Pignataro, furono invitati a esorcizzare un ragazzo. Allora si discuteva ancora tra i teologi sulla verità della Immacolata Concezione, che fu poi proclamata dogma di fede trentuno anni dopo, nel 1854. Ebbene, i due frati imposero al demonio di dimostrare che Maria era Immacolata; e per di più gli ingiunsero di farlo mediante un sonetto: una poesia di quattordici versi endecasillabi, a rima obbligata. Si noti che l’indemoniato era un fanciullo di dodici anni e analfabeta. Subito Satana pronunciò questi versi:

Vera Madre son io di un Dio che è Figlio e son figlia di Lui, benché sua Madre.
Ab aeterno nacqu’Egli ed è mio Figlio, nel tempo io nacqui, eppur gli sono Madre
– Egli è il mio Creator ed è mio Figlio;
son io sua creatura e Gli son Madre.
Fu prodigio divin l’essere mio Figlio un Dio eterno, e me d’aver per Madre
L’essere quasi è comun fra Madre e Figlio perché l’esser dal Figlio ebbe la Madre e l’esser dalla Madre ebbe anche il Figlio.
Or, se l’esser dal Figlio ebbe la Madre, o s’ha da dir che fu macchiato il Figlio, o senza macchia s’ha da dir la Madre.

Pio IX si commosse quando, dopo aver proclamato il dogma dell’Immacolata Concezione, lesse questo sonetto, che gli fu presentato in quella occasione.
Anni addietro un mio amico bresciano, d. Faustino Negrini, morto alcuni anni fa mentre esercitava il ministero d’esorcista presso il piccolo santuario della Stella, mi raccontava come costrinse il demonio a fargli l’apologia della Madonna. Gli chiese: «Perché hai tanto terrore quando nomino la Vergine Maria?». Si sentì rispondere, per mezzo dell’indemoniata: «Perché è la creatura più umile di tutte e io sono il più superbo; è la più obbediente e io sono il più ribelle (a Dio); è la più pura e io sono il più sozzo».

Ricordandomi questo episodio, nel 1991, mentre esorcizzavo un indemoniato, ho ripetuto al demonio le parole dette in onore di Maria e gli ho ingiunto (senza avere la più pallida idea di quello che mi sarebbe stato risposto): «La Vergine Immacolata è stata elogiata per tre virtù. Tu ora mi devi dire quale è la quarta virtù, per cui tu ne hai tanta paura». Subito mi sono sentito rispondere: «È la sola creatura che mi può vincere interamente, perché non è mai stata sfiorata dalla più piccola ombra di peccato».

Se in questo modo parla il demonio di Maria, che cosa mai dovrebbero dire gli esorcisti? Mi limito all’esperienza che tutti abbiamo: si tocca con mano come Maria sia davvero la Mediatrice di grazie, perché è sempre lei ad ottenere dal Figlio la liberazione dal demonio. Quando si incomincia ad esorcizzare un indemoniato, uno di quelli che il diavolo ce lo ha dentro proprio davvero, ci si sente insultare, prendere in giro: «lo qui ci sto bene; io da qui non uscirò mai; tu contro di me non puoi fare niente; sei troppo debole, perdi il tuo tempo…». Ma poco per volta entra in campo Maria e allora la musica cambia: «E lei che lo vuole,contro di lei non posso fare niente; dille che la smetta di intercedere per questa persona; ama troppo questa creatura; così per me è finita…».

Mi è capitato anche varie volte di sentirmi rinfacciare subito l’intervento della Madonna, fin dal primo esorcismo: «Stavo così bene qui, ma è lei che ti ha mandato; lo so perché sei venuto, perché è lei che lo ha voluto; se non fosse intervenuta lei, non ti avrei mai incontrato.. .».
S. Bernardo, alla fine del suo famoso Discorso dell’acquedotto, sul filo di ragionamenti strettamente teologici, conclude con una frase scultorea: «Maria è tutta la ragione della mia speranza».
Imparai questa frase mentre da ragazzo attendevo davanti alla porta della cella n. 5, a San Giovanni Rotondo; era la cella di p. Pio. Poi ho voluto studiare il contesto di questa espressione che, di primo acchito, potrebbe apparire semplicemente devozionale. E ne ho gustato la profondità, la verità, l’incontro tra dottrina ed esperienza pratica. Per cui la ripeto volentieri a chiunque è nello sconforto o nella disperazione, come accade di frequente a chi è colpito da mali malefici: «Maria è tutta la ragione della mia speranza».
Da lei ci viene Gesù e da Gesù ogni bene. Questo è stato il disegno del Padre; un disegno che non cambia. Ogni grazia passa per le mani di Maria, che ci ottiene quella effusione di Spirito Santo che libera, consola, rallegra.
S. Bernardo non esita ad esprimere questi concetti non una decisa affermazione che segna il culmine di tutto il suo discorso e che ispirò la famosa preghiera di Dante alla Vergine:

« Veneriamo Maria con tutto l’impeto del nostro cuore, dei nostri affetti, dei nostri desideri. Così vuole Colui che stabilì che noi ricevessimo tutto per mezzo di Maria».

È questa l’esperienza che tutti gli esorcisti toccano con mano, ogni volta.