Commentando il Vangelo odierno, don Epicoco ricorda che la missione della Chiesa è frutto della compassione di Cristo: amare gratuitamente vuol dire portare e rendere manifesto l’Amore di Dio nel mondo.

Commentando il Vangelo di oggi, Don Luigi Maria Epicoco ci ricorda che la missione della Chiesa nasce proprio da uno sguardo: quello di Gesù che, vedendo la nostra stanchezza, ne sente una profonda compassione e ci chiama a farci vicini a chi soffre.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 9,36 – 10,8
In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro il potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».
Commento di don Luigi Maria Epicoco
La Chiesa per sua natura è missionaria. E da dove nasce la Missione della Chiesa? Da questo versetto del Vangelo di oggi:“Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore”.

È a partire da questa compassione che Gesù chiede di pregare affinché molti scelgano di mettersi a servizio di questa compassione. Se la Chiesa smettesse di essere missionaria tradirebbe la compassione di Cristo che vuole continuare ad agire fino alla fine della storia. Ma in cosa consiste quest’opera di evangelizzazione?
“Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino”.
Il primo grande miracolo che può fare ogni credente è vivere la prossimità. Farsi vicino, soprattutto a chi fa più fatica, a chi si sente solo, a chi è messo ai margini o è apparentemente lontano. È questo il modo che abbiamo per annunciare il Regno. Se tu ti fai vicino, allora opererà in te una forza che avrà il potere di guarire, risuscitare, purificare, liberare.
In pratica quando vuoi bene a qualcuno, e gliene vuoi veramente e gratuitamente, questo allora diventa principio di guarigione in lui o in lei; queste persone riprendono a vivere, non sono più come morti, ripiegati su se stessi. La sensazione che avevano di sentirsi sbagliati e per questo non amabili (il Vangelo usa la suggestiva e tremenda immagine della lebbra) scompare, e ciò che di male li imprigionava, man mano scompare.
Ecco cosa intendiamo quando parliamo di evangelizzazione: amare in maniera tale che attraverso il nostro amore passi l’Amore di Dio. Ed è proprio il Suo Amore (non il nostro che è solo uno strumento) a operare meraviglie.







