Maria ci insegna come stare sotto la Croce

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Questa mattina il cardinale Segretario di Stato Parolin ha fatto ritorno dal suo viaggio in Portogallo: il Cardinale si era recato a Lisbona per partecipare ad una conferenza sull’identità dell’Europa tenutali all’università cattolica della capitale portoghese. Approfittando dell’occasione, al termine del suo intervento nella conferenza, il Cardinale Parolin si è recato alla cappella delle apparizioni di Fatima (luogo di culto per tutti i fedeli cattolici che vanno in pellegrinaggio per chiedere la benedizione alla Madonna di Fatima).

 

La sua visita a Fatima non poteva che comprendere l’officiazione di una Messa ed infatti Parolin non si è sottratto a questo dovere implicito nei confronti dei fedeli ed ha officiato due omelie: la prima nella Messa mattutina era incentrata sulla figura di Maria, mentre quella serale rivolta a spiegare ai fedeli in cosa consista “L’opzione fede”.

 

Dicevamo che l’omelia mattutina ha riguardato la figura di Maria, nello specifico il Cardinale ha sottolineato come la grande forza della Madonna ci insegni come stare sotto la croce. Maria, ha spiegato il cardinale, ha disobbedito alle leggi del tempo che impedivano ai parenti di stare vicino ai condannati: “Maria rompe questa regola e in quel gesto trascina con sé Maria di Magdala e il discepolo amato”. Il suo esempio, aggiunge Parolin, ci insegna come affrontare i momenti oscuri, i momenti di difficoltà, davanti al figlio crocifisso, infatti, lei non si è nascosta o tirata indietro, il suo cuore non si è ristretto nel dolore ma si è dilatato, allo stesso modo noi dobbiamo affrontare le difficoltà che la vita ci tende.

 

La messa serale al contrario era basata sulla fede su cosa essa significhi nei tempi moderni, per spiegare questo concetto il segretario di stato parte con un esame della società moderna dicendo: “Viviamo l’era dell’informazione, abbiamo canali televisivi, radiofonici, informatici che ‘passano informazioni’ a tutte le ore. È come se fossimo invogliati ogni volta di più a ‘mangiare’ notizia dopo notizia”. Questo presuppone che la persona modello di quest’epoca sia quella costantemente aggiornata su cosa accade, allo stesso modo si può pensare che il fedele modello sia colui che è maggiormente informato su Dio, ma non è così.

 

Dopo aver posto questa differenziazione tra il fedele e l’uomo moderno ha invitato i fedeli a pensare all’operato di Gesù Cristo sulla terra: “Gesù non si è fermato a ciò che la gente pensava di lui, non è rimasto “a livello dell’informazione”, ma ha posto una domanda: “E voi chi dite che io sia?”, chiedendo appunto l’opzione della fede. Da un lato, dunque, “c’è la persona informata che si preoccupa di immagazzinare in se stessa la maggior quantità di informazioni, facendo di questo tesoro il metro per misurare se stessa, la società e il mondo”. Dall’altro c’è la persona di fede che si preoccupa di “come uscire da se stessa e scommettere su Cristo, perché fa di lui il tesoro e il metro per misurare l’esistenza”.

 

Solo in questo modo si può essere degli ottimi fedeli, scegliendo di essere quell’altra persona, quella che invece di privilegiare la conoscenza esteriore si sofferma su quella interiore e scommette su Dio, il discepolo, insomma, è colui che affida la propria vita a dio e la fa guidare dalla sua saggezza.