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Monsignor Louis I Sako è ora Cardinale: speranze da Mosul

Monsignor Louis I Sako

Monsignor Louis I Sako è ora Cardinale a Bagdad: “Non è un riconoscimento alla mia persona ma un gesto d’incoraggiamento per i cristiani dell’Iraq, che vivono tempi martoriati. Anche i fedeli islamici sono contenti di questa nomina”.

Queste le sue parole, che fanno ben sperare in un rapporto di fratellanza tra cristiani e musulmani moderati, in quelle terre provate dall’azione dei terroristi.
Proprio ieri, si è tenuto un Concistoro, la riunione del Collegio Cardinalizio, voluta da Papa Francesco, in cui sono stati nominati 14 nuovi Cardinali, compreso Monsignor Louis I Sako.
Lui divenne sacerdote nel 1974 ed è rimasto parecchi anni a Mossul; conosce bene, dunque, la difficoltà di essere un cristiano in quelle terre.

I nostri fratelli -ricordiamolo sempre- vivono situazioni insidiose, spesso pericolose ed hanno bisogno di tutte le nostre preghiere, nonché di acquistare nuovamente fiducia nel futuro.
Come racconta Monsignor Louis I Sako, li si soffre tanto: “Prima della caduta del regime, in Iraq, i cristiani erano un milione e mezzo, oggi, sono circa 500 mila, un piccolo gregge. Nel 2014, 120 mila cristiani sono stati cacciati dalle loro case, da Mosul e dalla piana di Ninive”, per circa tre anni hanno vissuto come potevano, tra le rovine e i rifugi.

Ma Monsignor Louis I Sako sottolinea che, a risentire dell’azione dei terroristi, sono anche milioni di musulmani, che non hanno più né casa, né il necessario, poiché la guerra, continua e inesorabile in quelle terre, distrugge e trasforma malamente la vita di tutti.
“Oggi Mosul e la piana di Ninive sono state liberate e la Chiesa ha potuto restaurare le case e le scuole con l’aiuto delle agenzie e della carità di tante persone. Ringrazio anche l’Italia, che ha protetto con i suoi militari la diga di Mosul. La sua distruzione avrebbe provocato una catastrofe”.
Ecco perché la sua nomina a Cardinale vale molto più del titolo: è un segno della presenza spirituale e della vicinanza del Papa e di tutti noi.

Antonella Sanicanti

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