Lgbt: gravissima profanazione del Matrimonio. Il prete è complice?

Uno dei più gravi peccati si è consumato, purtroppo, davanti all’altare di Dio. Qual è stata la posizione assunta dal sacerdote?

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Una coppia di trans si è “sposata” in una chiesa cattolica grazie nientemeno che alla complicità di un sacerdote. La notizia rappresenta per molti una vera e propria profanazione di uno dei sacramenti più importanti tra quelli istituiti da Gesù Cristo, il Matrimonio.

Dietro la triste vicenda un pesante interrogativo

Il vescovo ha provato a rispondere alle forti critiche che sono sopravvenute affermando che non si è trattato di un matrimonio. Tuttavia, con un abile giro di parole che pare nascondere qualcosa di molto peggio, ovvero una complicità silenziosa, ha scientemente evitato di fare chiarezza sul sacrilegio compiuto nei confronti del sacramento del matrimonio.

Per giustificarsi, il prete ha alluso a una generica benedizione. Ma il matrimonio per i cattolici non è di certo una “generica benedizione“, perciò quello che si è compiuto è qualcosa di ben peggiore. Il fatto è accaduto sabato 6 febbraio nella Parrocchia Nostra Signora de la Merced a Ushuaia, capitale della provincia di Terra del Fuoco, in Argentina.

I due hanno ricevuto il benestare del sacerdote

I due, un uomo di 54 anni e un trans, nato uomo ma che si fa chiamare Victoria Castro, di 46 anni, hanno quindi ricevuto il benestare del sacerdote salesiano che ha loro permesso di partecipare al simulacro nuziale. La notizia è stata riportata dall’agenzia Telam.

“Il matrimonio non è stato trascritto come tale nei documenti ecclesiastici, in quanto le norme del diritto canonico ancora non lo permettono, anche se, secondo quanto precisato da alcune fonti clericali, si è trattato del primo caso nella storia della provincia e uno dei primi nel paese”, è quanto scrive l’agenzia.

Dietro c’era un piano premeditato?

Entrambe le persone che hanno partecipato a questa cerimonia sacrilega sono poi funzionari del Governo locale, in quanto si tratta di un sottosegretario alla Diversità della provincia e di un segretario all’istruzione. Un dato che fa pensare alla natura politica e ideologica argutamente organizzata di questo triste evento.

Il trans, in risposta, ha dichiarato di avere “parlato con padre Fabian, con l’idea di fare questa cerimonia e lui ha accettato. Ci ha detto che la capacità di amare dipende solo dalla valutazione delle persone in questione. Naturalmente si è consultato con il vescovado, ma si è sempre mostrato molto disponibile”. Dichiarazioni, quindi, altamente pericolose e irricevibili.

La toppa del vescovo è forse ancora peggiore del buco

Il Vescovado di Rio Gallegos, diocesi a cui appartiene la città di Ushuaia, ha cercato di mettere una toppa alla vicenda con un comunicato in cui è stato spiegato che “dalla sede episcopale della diocesi di Rio Gallegos, e in riferimento a quanto accaduto nella giornata di ieri (sabato) nella parrocchia Nuestra Senora de la Merced della città de Ushuaia, quando siamo venuti a conoscenza del fatto stesso abbiamo dichiarato che questo Vescovado non autorizzava la suddetta celebrazione”.

Una toppa che però, a molti, è parsa peggiore del buco. “Mentre accompagniamo tutte le persone, senza alcuna eccezione, nel loro legittimo desiderio di ricevere la benedizione di Dio, dichiariamo che, in questo caso, non si tratta del sacramento del matrimonio così come lo ha istituito e lo sostiene la Chiesa”, si legge. “Il sacerdote in questione era stato opportunamente avvertito”.

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Si parla di avvertimento, ma non si capisce cosa si intende

Non si capisce però cosa si intenda con questo “avvertimento“. Forse il sacerdote doveva essere informato sul fatto che celebrare un matrimonio significa dare il benestare a un sacramento, e non conferire a due persone una generica “benedizione”?

Il comunicato conclude con il desiderio del vescovo di “far arrivare a tutto il popolo di Dio” la sua “vicinanza, implorando affinché tutti preghino perché sempre conserviamo la carità cristiana verso il nostro prossimo, accompagnandolo nei suoi dolori e nelle sue sofferenze, nelle sue gioie e nelle sue speranze, conservando, al tempo stesso, l’insegnamento di Gesù, il Signore”.

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La grave profanazione del matrimonio per mano del prete

Insomma, quello che è accaduto è una profanazione molto grave di un sacramento come quello del matrimonio. L’istituzione naturale del matrimonio è infatti elevata alla dignità di sacramento da Cristo stesso. Un dato che di certo non è stato abbastanza sottolineato all’interno del comunicato della diocesi.

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La verità che si evita di mettere in risalto, tuttavia, è che dietro a tutta questa vicenda, da cui emerge una forte ipocrisia di fondo, c’è innanzitutto l’azione spietata di una lobby, quella lgbt, che fin dalla sua nascita fa enormi pressioni sociali sulla chiesa e sui sacerdoti affinché venga profanato il sacramento del matrimonio.

Ma c’è anche lo zampino del principe degli inferi che cerca in tutti i modi di annientare ciò che di bello e buono il Signore ha donato all’umanità. I cristiani, però, sanno che questo non è possibile, perché il diavolo è destinato a perdere contro l’azione della Chiesa e di Gesù Cristo. Per questo non ci resta che affidarci alla preghiera affinché tali scempiaggini possano non ripetersi mai più.

Giovanni Bernardi

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