Scrivono a Papa Francesco per una richiesta che commuove

Aveva dedicato la sua vita occupandosi dei bambini che avevano bisogno. Ma poi se ne è andato in silenzio, fra la commozione di tutti.

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il volontario Paolo – photo Veneziatoday.it

Paolo, per 30 anni, aveva speso il suo tempo per chi non aveva nulla e tante erano le comunità che lo avevano conosciuto. Poi è volato in cielo, da solo, senza riuscire neanche ad aver vicino le persone a lui più care. Una storia che ha toccato il cuore di tutti.

Paolo: il volontario dei bambini

Il grande cuore di Paolo. E poi se ne è andato così, da solo, in ospedale, in completa solitudine. Sì proprio lui che, per una vita intera, da volontario, aveva sempre avuto un sorriso, una carezza, una parola di conforto per tutti, senza mai lasciare da solo nessuno.

Era l’amico, il papà, il nonno, lo zio dei più piccoli e, quando le comunità dove aveva operato hanno saputo della sua morte, dalla commozione hanno pensato subito di fare qualcosa per ricordarlo. Se qualcun altro, davanti alla sofferenza dei bambini più bisognosi provava solo commozione, Paolo no. Per loro aveva amore, gioia ed affetto. Per lui era impossibile staccarsi dai sofferenti.

E’ morto da solo in ospedale: gli amici vogliono ricordarlo

Per questo motivo, i suoi amici e tutti coloro che lo hanno conosciuto, hanno deciso di restituire e ricambiare il bene che Paolo ha donato loro. Hanno deciso di raccontare la sua storia a Papa Francesco, scrivendogli una lettera, per chiedergli un riconoscimento per il loro amico, ma soprattutto per il bene che lui ha donato agli altri.

La lettera al Papa

Una lettera che anche il Presidente Mattarella riceverà in copia. Per far in modo che il ricordo di Paolo non vada perduto.

Vediamo cos’hanno scritto gli amici di Paolo:

Santo Padre Papa Francesco Bergoglio,

Le scriviamo con il cuore per parlarLe di Paolo. Un signore buono e semplice che ha fatto della Sua vita un Capolavoro. Qualche giorno fa all’età di 70 anni una polmonite con Covid se lo è portato via… solo in un letto di ospedale senza la moglie Vanda, la figlia Silvia e le adorate nipotine. Non sappiamo quale sia la prassi, vorremmo chiederLe per Paolo un riconoscimento, una ‘medaglia pro Benemerenti’ perché ha speso la sua vita aiutando chi era meno fortunato di lui.

Ci permetta di accennarLe qualcosa perché un dettaglio è impensabile data la continua dedizione. Paolo da circa 30 anni faceva volontariato per i bambini nella casa famiglia di Dolo, gestita dalle suore Maestre di Santa Dorotea. Come lui raccontava, il tutto è iniziato perché un collega gli aveva chiesto di vestirsi da Babbo Natale per questi bimbi una viglia di Natale di 30 anni fa. Questo primo incontro lo aveva talmente colpito che in un primo momento aveva pensato di non andarci più.

Trovava triste che tanti bambini in situazioni famigliari disagiate fossero costretti a vivere in un istituto perché i propri genitori non erano in grado di prendersi cura di loro. Quello che più gli faceva male era conoscere le motivazioni che avevano spinto un giudice ad affidare questi bimbi alle cure amorevoli delle suore. Dopo qualche giorno, con il cuore provato, ritornò.

Il suo amore per i bambini

Non solo materialmente si rendeva disponibile per commissioni, trasportare ed accompagnare i bimbi dove necessitavano ma era sempre presente nelle loro gite a Gallio (VI) ed al Cavallino. Ogni anno lo si notava con tanti bimbi e le suore passeggiare per Jesolo e Cavallino, visitare il presepio di Sabbia, Sea Life, il rettilario, Jesolo on Ice e molte altre attrazioni offerte da qualche benefattore di Jesolo od Eraclea. 

Per 14 giorni nel periodo di Natale aiutava i bambini a svolgere le attività quotidiane che solitamente un genitore fa per i suoi figli. Quando era seduto faceva in modo che il bimbo monello si avvicinasse e si sedesse accanto a lui oppure sulle sue ginocchia e cercava di fargli capire perché una determinata azione non la si doveva fare.

Spendere la propria vita per gli altri, anteporre le necessità altrui prima delle proprie per 30 anni (o forse più) è un dono che il buon Dio ha riservato a Paolo. Singolare poi è il modo che lo ha chiamato in paradiso. Lui che per tutta la vita era circondato dalle urla dei bambini si è spento in totale silenzio: è stato come l’inizio di un viaggio bello e meritato. Riposati, hai fatto tanto ora a te ci pensiamo noi.

Gli amici di Paolo di Jesolo, Eraclea, Cavallino e Ponte Crepaldo”.

Fonte: veneziatoday

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ROSALIA GIGLIANO

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