Le preghiere di Natale di Padre Pio

 

 

«Queste impotenze, o figliuole, non v’impediscono l’entrare in voi stesse, ma sibbene il compiacervi di voi medesime. Ricordatelo che una cosa è necessaria, di essere appresso a Gesù. Ditemi, mie care figliuole, voi sapete bene che alla nascita di nostro Signore i pastori udirono i canti angelici e divini degli spiriti celesti, la scrittura lo dice, ma non dice però che la Vergine sua Madre e san Giuseppe, che erano i più vicini al Bambino, udissero le voci degli Angeli o vedessero quei miracolosi splendori, anzi per contrario, invece di udire gli angioli cantare, udivano piangere il Bambino, e videro a qualche lume, mendicato da una lampada vile, gli occhi di questo divino Infante, tutte bagnate di lagrime nel pianto, tremanti pel freddo.

Ora vi domando: non avreste voi eletto di essere nella stalla oscura e piena di grida del piccolo Bambino, più tosto che essere coi pastori?».

(Epist. III, 565)

«Il celeste Bambino faccia sentire anche al vostro cuore tutte quelle sante emozioni che fé sentire a me nella beata notte, allorché venne deposto nella povera capannuccia!

Oh Dio, padre mio, non saprei esprimervi tutto quello che sentii nel cuore in questa felicissima notte. Mi sentivo il cuore traboccante di un santo amore verso il nostro Dio umanato. La notte nello spirito durò anche allora, ma, lo dico pure, in mezzo a un sì buio pesto, feci una fortissima indigestione spirituale.

Oh quante volte il mio pensiero si portò dal Bambino a voi, e da voi al Bambino!

Io non saprei ridirvi tutto ciò che avvenne in me in questa notte, passata tutta in piedi, senza aver chiu-so un occhio. Piaccia a Dio esaudire i voti che feci per voi e che incessantemente li vado ripetendo dinanzi alla grotta di Betlemme».

Angeli di Betlem

L’ora si avvicina!

E voi scendete,

o celesti abitatori del cielo,

venite a ricevere sulla terra

colui che vi fa beati nel cielo.

Venite ad apprestargli le adorazioni

che in cielo gli tributate;

venite a rallegrare la terra

con i vostri cantici angelici;

venite ad illuminare con la vostra luce

l’oscurità di questa notte beata;

venite a manifestare

l’amore di un Dio incarnato

alle anime nostre;

venite, o Corte celeste,

a corteggiare il vostro Re

nascosto in umile umano involucro.

E tu, o terra, rallegrati che,

benché i tuoi abitatori lo respingano,

egli viene ugualmente.

(Epist. IV 870)

Vivi allegra e coraggiosa, almeno nella parte superiore dell’anima in mezzo alle prove in cui il Signore ti pone. Vivi allegra e coraggiosa ripeto, per-ché l’angelo che preconizza il nascimento del nostro piccolo Salvatore e Signore annunzia cantando, e canta annunziando, ch’egli pubblica allegrezza, pace e felicità agli uomini di buona volontà, accioc-ché non vi sia alcuno, che non sappia che per rice-vere questo Bambino, basta essere di buona volon-tà, benché fino al presente non sia stato di buono effetto perché egli è venuto a benedire le buone volontà, le quali poco a poco renderà fruttuose e di buono effetto, purché si lascino governare da esso, come spero che noi, carissima figliuola, faremo della nostra».

(Epist. 111, 466)

«Per le prossime feste di Gesù Bambino auguro a voi che il vostro cuore sia la sua culla fiorita, nella quale egli possa adagiarsi senza incomodo alcuno e nulla risentire di quello Exivi a Patre et veni in mundo»l-

(Epist. 1, 1106)

 

Per amore

O sapienza e potenza di Dio,

ci sentiamo di dover esclamare

estasiati col tuo Apostolo

quanto sono incomprensibili i tuoi

giudizi ed investigabili le tue vie!

Povertà, umiltà, abiezione,

dis-prezzo circondano il Verbo fatto carne;

ma noi dall’oscurità

in cui questo Verbo fatto carne

e avvolto comprendiamo una cosa,

udiamo una voce,

intravediamo una sublime verità:

tutto questo l’hai fatto per amore, non ci parli che di amore,

non ci dai che prove d’amore.