Le atroci sofferenze dalla passione di Gesù, vissute passo passo

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La sofferenza di Gesù
(la crocifissione attraverso gli occhi di un medico)
Dr. Davis Truman

Alcuni anni fa mi sono interessato degli aspetti fisici della sofferenza di Gesù Cristo dopo aver letto una descrizione della Sua crocifissione nel libro «IL GIORNO IN CUI GESU’ MORI’» (versione in inglese). Ad un tratto mi resi conto che fino a quel momento la crocifissione mi aveva lasciato indifferente, perché essendomi abituato ai dettagli lugubri, ero diventato insensibile all’orrore. Infine capii che, come medico, non riuscivo nemmeno ad afferrare la vera causa della morte di Cristo. Gli scrittori dei vangeli, su questo punto, non ci aiutano tanto. In quel tempo la crocifissione e la flagellazione erano molto comuni e si considerava superfluo farne una descrizione dettagliata. Per questo motivo, abbiamo soltanto queste parole: “Allora i soldati lo condussero nel cortile interno, cioè dentro il pretorio, e radunarono tutta la coorte. Lo vestirono di porpora e, dopo aver intrecciata una corona di spine, gliela misero sul capo, e cominciarono a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!» E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, mettendosi in ginocchio, si prostravano davanti a lui. Dopo averlo schernito, lo spogliarono della porpora, lo rivestirono delle sue vesti e lo condussero fuori per crocifiggerlo” (Marco 15:15-20).

Nonostante il silenzio sui dettagli della crocifissione di Gesù nei Vangeli, tanti, nel passato, hanno approfondito questo argomento. Per mia ricerca personale, dal punto di vista medico, vorrei ringraziare il dr. Pierre Barbet, un chirurgo francese che, su questo soggetto, ha svolto una approfondita ricerca storica e medica e sulla quale ha scritto ampiamente.
Non vorrei approfondire in questo articolo la sofferenza psichica e spirituale di Dio, che si manifestò in Cristo Gesù per riconciliare a Lui l’uomo peccatore.
Possiamo studiare alcuni dettagli degli aspetti fisici e anatomici della sofferenza del Signore.
Che cosa ha dovuto subire veramente il corpo di Gesù di Nazaret durante quelle ore di martirio?

· Il metodo della crocifissione

Questa domanda mi ha portato ha svolgere una ricerca sulla crocifissione in se stessa.
I primi ad usare questo sistema furono i Persiani. Alessandro Magno e i suoi generali lo portarono in territorio mediterraneo: in Egitto e a Cartagine. I Romani impararono questa tecnica dai Cartaginesi e, in poco tempo, lo portarono ad un alto grado di efficienza e professionalità. Tanti scrittori romani, quali Cicerone, Tacito e Livio commentarono questo supplizio.
Nella letteratura antica sono descritti alcuni rinnovamenti e cambiamenti che hanno veramente molta importanza. Per esempio: alla parte verticale della croce (la stipe), si poteva fissare il patibolo (crucis), cioè la parte orizzontale, posto a una distanza di 30 – 90 centimetri dalla cima. Questo è la forma classica della croce, chiamata croce latina.
Nei giorni di Gesù si usava la croce «TAU» che ha la forma della lettera greca “tau” o della nostra lettera maiuscola T.
Il patibolo si fissava, grazie a una imboccature, sulla cima della stipe.
Abbiamo la prova archeologica che questo era il tipo di croce sulla quale fu crocifisso Gesù.
La stipe era fissata nel terreno, sul luogo dell’esecuzione.
Il condannato era costretto a portare il patibolo, che pesava dai 30 ai 50 chili, dalla prigione al posto dell’esecuzione.
I pittori del Medioevo e del Rinascimento ci hanno dato l’impressione che Cristo portasse tutta la croce e che i chiodi fossero mesi nelle mani. Invece i rapporti che abbiamo degli storici romani e le ricerche sperimentali hanno appurato che i chiodi furono messi fra le piccole ossa del polso e non nelle mani che non sarebbero riuscite a reggere il peso di tutto il corpo. Questo malinteso può aver avuto origine dall’inesatta comprensione delle parole di Gesù a Tommaso: «…vedi le Mie mani…» (Giovanni 20:27). Tutti i medici, sia moderni che classici, hanno sempre considerato il polso parte della mano.
Una piccola targhetta di legno, su cui era scritto il delitto del condannato, veniva portata davanti alla folla per essere poi fissata sulla croce, sopra la testa del condannato. Questa targhetta, fissata su un bastone e posta sulla croce la faceva assomigliare alla croce latina.

· Getsemani

La sofferenza fisica di Gesù iniziò a Getsemani. Un aspetto importante dell’inizio della sofferenza fu il sudore sanguinoso. È interessante notare che fra gli evangelisti solo Luca, il medico, nomina questo particolare.
«Ed essendo in agonia, egli pregava ancor più intensamente; e il suo sudore diventò come grosse gocce di sangue che cadevano in terra» (Luca 22:44).
Gli scenziati moderni hanno cercato di negare questo fenomeno, ma studiando più approfonditamente la letteratura medica, hanno scoperto che il sudore sanguinoso («HEMATIDROSIS») esiste veramente, anche se capita raramente. In seguito a una grande tensione emotiva i capillari più piccoli possono rompersi e il sudore così si mischia con il sangue, determinando un forte indebolimento e un eventuale stato di shock.
Dal punto di vista medico è importante esaminare il prossimo evento di questa storia: Gesù davanti al Sinedrio e a Caiafa. Qui subisce la prima lesione fisica: un soldato diede una schiaffo in faccia a Gesù perché tacesse quando Caiafa Lo interrogava. Le guardie Gli bendarono il viso, Gli sputarono addosso, Lo ingiuriarono e Lo percossero.

· Davanti a Pilato

La mattina presto, Gesù ferito, pieno di lividi, soffrendo per la perdita di liquidi e stanchissimo dopo una notte insonne, fu condotto attraverso Gerusalemme da Pilato.
Conosciamo il tentativo del Pilato di scaricarsi della responsabilità, addossandola a Erode, re dei Giudei. Nella mani di Erode, Gesù non subì alcuna violenza fisica e venne rimandato a Pilato. Allora Pilato, per rispondere alla fola che stava gridando, diede l’ordine di liberare Barabba e di flagellare e crocifiggere Gesù.
Sulla flagellazione, prima della crocifissione, ci sono tante opinioni diverse. La maggior parte degli scrittori romani non collegano queste due cose. Tanti scienziati credono che pilato abbia dato l’ordine di flagellare Gesù per evitarGli l’esecuzione capitale e che la condanna a morte per mezzo della crocifissione sia stata soltanto una risposta al comportamento della folla.
C’è da dubitare del fatto che i romani rispettassero la Legge ebraica riguardo la flagellazione. Gli Ebrei avevano una vecchia legge che proibiva di dare più di 40 flagelli. I farisei, che erano molto precisi nel seguire la Legge, davano sempre 39 flagelli, così, in caso di conti sbagliati, non si violava comunque la Legge.
I preparativi della flagellazione di Gesù furono fatti secondo gli ordini di Cesare.
Il condannato fu spogliato e le Sue mani legate sopra il capo, ad un palo.
Un soldato romano si fece avanti col flagello in mano.
Il flagello era una frusta formata da strisce di cuoio alle cui punte erano legate delle piccole «palline» di piombo (grandi quanto nocciole).
Questo pesante flagello fu gettato sulle spalle, sulla schiena e sulle gambe di Gesù. Inizialmente le strisce di cuoio lacerarono solo la pelle, ma, mentre si continuava nella fustigazione, penetrarono nei tessuti più profondi. Le piccole pallottole di piombo causavano, inizialmente, vaste e profonde contusioni. Alla fine la pelle della schiena si era tutta strappata e tutta la superficie era irriconoscibile. Solo quando il centurione in servizio constatava che il condannato era quasi morto, la flagellazione finiva.

· Golgota

Per rispetto alle usanze ebraiche i romani restituirono a Gesù i Suoi vestiti.
Il pesante patibolo della croce Gli fu legato sulle spalle. Iniziò così la lunga processione con Cristo condannato, i due ladroni e i soldati romani e il loro capo, il centurione: «la via dolorosa».
Sotto il peso della croce e per lo «shock» causato dalla perdita di tanto sangue, Gesù non riusciva a camminare dritto. Inciampò e cadde. Il legno della croce entro nella Sua pelle già aperta e nei muscoli della spalla. Gesù cercò di alzarsi, ma i Suoi muscoli erano sfiniti. Il centurione, che voleva sbrigarsi, ordinò ad uno spettatore nord-africano, Simone di Cirene, di portare la croce. Gesù continuò a camminare, sanguinando e sudando. E così compì anche questo tratto di strada di circa 600 metri.
Di nuovo Gli tolsero i vestiti.
Iniziò la crocifissione.
Gli offrirono del vino mischiato con mirra, una bevanda leggermente antidolorifica.
Egli la rifiutò.
Simone dovette mettere la croce per terra e Gesù fu messo sulla croce con le spalle contro il legno.
Un soldato cercò il «vuoto» nel polso e vi conficcò un pesante chiodo di ferro, di forma quadrata. Andò velocemente dall’altra parte e ripeté l’operazione, stando attento a lasciare le braccia un po’ piegate. In seguito si alzò il patibolo che fu fissato allo stipe. Fu pure fissata la targhetta con su scritto: «GESÙ IL NAZARENO, IL RE DEI GIUDEI» (Giovanni 19:19).
Il piede sinistro fu, poi, spinto contro il piede destro ed entrambi furono fissati con un chiodo nel collo dei piedi.
Il condannato era crocifisso.

· Sulla croce

Il peso del corpo faceva lentamente scendere Gesù e. poiché sui chiodi fissati nei polsi il peso era maggiore, dalle dita e attraverso le braccia si dipartiva un dolore tremendo che arrivava fino al cervello (i chiodi nei polsi, forse, pressavano sul nervo mediano, che attraversa la mano e il polso).
Si, certamente, per alleviare questa tortura, Gesù cercava di alzarsi e questo faceva sì che tutto il peso del corpo si spostasse nei piedi.
Di nuovo lo attraversava un fulmineo dolore perché il chiodo toccava il nervo nei piedi.
Contemporaneamente si presentava anche un altro fenomeno. Le braccia si stancavano e intensi crampi si estendevano nei muscoli e provocavano altro dolore. A causa di questi crampi Gesù non riuscì più ad alzarsi.
Stando in questo modo i muscoli grandi del torace si paralizzarono e quelli piccoli fra le costole non funzionarono più. Gesù riusciva solo ad inspirare, ma non ad espirare. Per questo Gesù si sforzava di alzarsi almeno un po’ per poter appena respirare. Infine, mentre la percentuale di anidride carbonica saliva, i crampi e il flusso di sangue diminuirono.

· Le ultime parole

Ad intervalli, Gesù riuscì ancora ad alzarsi per espirare ed inspirare dell’ossigeno. Senza dubbio fu durante questi intervalli che Egli riuscì a dire le sette brevi frasi che troviamo nella Bibbia.
1. Guardando i soldati romani che tirarono a sorte le Sue vesti: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno» (Luca 23:34).
2. Al ladrone penitente: «Io ti dico in verità che oggi tu sarai con me in paradiso» (Luca 23:43).
3. Vedendo Sua madre, disse: «Donna, ecco tuo figlio!», poi rivolgendosi a Giovanni, l’apostolo amato, pauroso e pieno di tristezza, disse: «Ecco tua madre!» (Giovanni 19:26,27).
4. Riferendosi al Salmo 22 disse: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (matteo 27:46).

Gesù soffrì ore di dolore illimitato: crampi, momenti di soffocamento, dolore per i tessuti che si strappavano e per la schiena aperta contro il legno grezzo della croce. Poi si presentò una nuova tortura: un dolore intenso, distruttivo nel torace perché la zona intorno al cuore si era riempita di siero. La profezia contenuta nel Salmo 22:14 si stava adempiendo: «Sono versato come acqua, e tutte le mie ossa sono slogate il mio cuore è come cera che si scioglie in mezzo alle mie viscere» (nuova Diodati).
La fine si avvicina.
La perdita di siero era tanta, il cuore compresso cercava di far scorrere il sangue ormai denso e i polmoni cercavano, con grande sforzo, di inspirare piccole quantità d’aria. I tessuti privi di liquidi mandarono i loro stimoli al cervello.

5. «Ho sete» (Giovanni 19:28) disse Gesù con
tanto sforzo.

Nel Salmo 22:15 leggiamo: «Il mio vigore s’inaridisce come terra cotta, e la lingua mi si attacca al palato; tu m’hai posto nella polvere della morte».

6. Una spugna inzuppata d’aceto fu alzata verso le labbra di Gesù. Il Suo corpo era in condizione terminale ed Egli sentì la morte penetrare nei Suoi tessuti. Fu allora che Gesù esclamò, molto probabilmente sussurrando: «è compiuto» (Giovanni 19:30).
7. Il Suo compito, quello della riconciliazione, era completato. Infine, poteva morire, con un ultimo sforzo, spinse i piedi contro il chiodo, stese le ginocchia, inspiro e disse la settima ed ultima frase: «Padre, nelle tue mani rimetto lo spirito mio» (Luca 23:46).

· La Sua morte

Conosciamo tutti gli ultimi dettagli sul giudizio di Gesù. Per rispettare il sabato, i Giudei chiesero di far morire i condannati e di toglierli dalle croci. Il metodo che si usava per fare questo era di spezzare loro le gambe. Questo impediva al condannato di alzarsi; la pressione sul torace non si interrompeva e ci sarebbe stata una veloce morte per soffocamento.
I soldati spezzarono le gambe dei due ladroni, ma arrivando a Gesù che per Lui non serviva. Per essere sicuro sella Sua morte, un soldato trafisse il costato di Gesù con una lancia che penetrò fino al cuore.
Giovanni 19:34 afferma: «…e subito ne uscì sangue ed acqua…».
Per un medico che fa l’autopsia questa è la prova che Gesù non morì per soffocamento, ma perché il cuore si fermò per lo stato di shock in cui Egli era e per la pressione esercitata sul cuore stesso.

· La resurrezione

Esaminando questi fatti abbiamo potuto vedere il massimo del male che una persona può manifestare verso il suo prossimo e verso Dio. È orribile vedere questo e potremmo rimanere molro perplessi e delusi.
…ma con la crocifissione la storia non finisce!
«…benedetto sia il Dio e Padre del Signor nostro Gesù Cristo, il quale nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, a una viva speranza per mezzo della risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per un’eredità incorruttibile, incontaminata e immarcescibile, conservata nei cieli per voi che dalla potenza di Dio mediante la fede siete custoditi, per la salvezza che sarà prontamente rivelata negli ultimi tempi…» (1 Pietro 1:3-5).

Con profondo riconoscimento possiamo affermare che c’è un seguito, la grazia di Dio verso gli uomini: il dono della riconciliazione, il miracolo della risurrezione!