La Via Crucis dei primati: una novità mai vista prima riguarda il Papa

Nel tradizionale rito romano del Venerdì Santo, molte sono state le novità. La più rilevante ha riguardato proprio il ruolo del Pontefice.

“Voci di pace in un mondo di guerra”: questo il tema della Via Crucis al Colosseo. Mai spunto poteva essere più fuori dal coro quest’anno.

La Via Crucis dei primati: una novità mai vista prima riguarda il Papa
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Nel 2022, un segnale molto chiaro, a conflitto appena iniziato, era arrivato con la partecipazione, alla stessa stazione di due infermiere, una di nazionalità russa, l’altra ucraina.

Il Papa “in remoto” da Santa Marta

Quest’anno, però, la pace stato è il tema integrale dell’intero rito, privato, purtroppo della presenza fisica di papa Francesco. Per ragioni di salute (è stato dimesso dal Policlinico Gemelli appena una settimana fa), il Santo Padre è stato impossibilitato a recarsi, come da consuetudine, presso la terrazza al Palatino.

L’insolito clima tardo invernale ha indotto il Pontefice ad assistere alla celebrazione “in remoto” da Casa Santa Marta. È stata la prima volta in assoluto che si è optato per una soluzione simile.

L’unica occasione in cui un Papa era mancato alla Via Crucis al Colosseo era stata nel Venerdì Santo del 2005, quando San Giovanni Paolo II, ormai agonizzante, era stato sostituito dal cardinale Joseph Ratzinger, destinato a succedergli sul soglio di Pietro alcune settimane dopo.

Mai più guerra, mai più odio

Altra novità: il tema e i testi per le stazioni della Via Crucis al Colosseo sono stati svelati soltanto nella giornata di oggi e non con largo anticipo, com’era sempre accaduto gli anni passati.

Si tratta di testimonianze ascoltate dal Santo Padre nel corso dei suoi Viaggi Apostolici e in altre occasioni, selezionate a cura di alcuni dicasteri della Santa Sede.

La violenza sembra essere il nostro unico linguaggio – recita la meditazione per la prima stazione (Gesù è condannato a morte) –. Il motore delle reciproche ritorsioni è continuamente alimentato dal proprio dolore, che diventa spesso l’unico criterio di giudizio. Giustizia e perdono non riescono a parlarsi. Viviamo insieme, senza riconoscerci l’un l’altro, rifiutando l’uno l’esistenza dell’altro, condannandoci a vicenda, in un circolo vizioso senza fine e sempre più violento”.

La seconda stazione riporta la testimonianza di un migrante dell’Africa Occidentale, che racconta la sua odissea, comprensiva di un naufragio nel Mediterraneo, di una permanenza in un campo detentivo in Libia, definito “il peggior posto al mondo, di torture ricevute dai trafficanti di esseri umani.

Sono seguite, nelle stazioni successive, altre testimonianze forti, a partire da quella di una vittima della guerriglia in America Latina. Nella quinta stazione, un altro migrante tira fuori il suo dramma esistenziale: “Spesso mi viene chiesto: Chi sei? Perché sei qui? Qual è il tuo status? Ti aspetti di restare? Dove andrai? Non sono domande che vogliono ferire, ma feriscono. Fanno ridurre ciò che spero di essere a un segno sulle caselle di un modulo; devo scegliere straniero, vittima, richiedente asilo, rifugiato, migrante, altro, ma quello che vorrei scrivere è persona, fratello, amico, credente, prossimo… Ci sarà un Cireneo per me?”.

Johnson, 14enne dell’Africa Settentrionale, vive in un campo di sfollati e afferma: “Vogliamo la pace per tornare a casa. La pace è bene, la guerra è male. Vorrei dirlo ai leader del mondo. E a tutti gli amici chiedo di pregare per la pace”.

Due ragazzi, un ucraino e un russo, bramano entrambi ardentemente la pace. Una madre della Piana di Ninive ricorda i drammatici momenti dell’invasione dello Stato Islamico, quando la sua “città fu svegliata dalle bombe” e suo figlio, suo cugino e altre persone sono morte. “Non è facile accettare questa realtà – ha detto la donna –. Tuttavia, la fede mi aiuta a sperare, perché mi ricorda che i morti sono nelle braccia di Gesù. E noi sopravvissuti cerchiamo di perdonare l’aggressore, perché Gesù ha perdonato i suoi carnefici”.

14 volte “grazie”

A conclusione della celebrazione, il cardinale vicario Angelo De Donatis, che ha presieduto la celebrazione al posto del Papa, ha pronunciato 14 grazie, che corrispondono ad ognuna delle stazioni:

Grazie, Signore Gesù, per la mitezza che confonde la prepotenza. 

Grazie, per il coraggio con cui hai abbracciato la croce.

Grazie, per la pace che sgorga dalle tue ferite.

Grazie, per averci donato come nostra Madre la tua santa Madre.

Grazie, per l’amore mostrato davanti al tradimento.

Grazie, per aver mutato le lacrime in sorriso.

Grazie, per aver amato tutti senza escludere nessuno.

Grazie, per la speranza che infondi nell’ora della prova.

Grazie, per la misericordia che risana le miserie.

Grazie, per esserti spogliato di tutto per arricchirci.

Grazie, per aver mutato la croce in albero di vita.

Grazie, per il perdono che hai offerto ai tuoi uccisori.

Grazie, per avere sconfitto la morte.

Grazie, Signore Gesù, per la luce che hai acceso nelle nostre notti e riconciliando ogni divisione ci ha reso tutti fratelli, figli dello stesso Padre che sta nei cieli”.

 

 

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