La Scienza afferma che i Cristiani superano meglio le difficoltà della vita

 

 

 

Sono tantissimi, molti di più di quanto si possa immaginare, gli studi scientifici volti a dimostrare l’influenza della religiosità cristiana sulla salute psicofisica. Queste indagini, svolte dal 1997 ad oggi, si basano su test somministrati per il 90% negli Usa.

Ripercorriamo alcune tappe di questo studio, andando a ritroso nel tempo, cercando di menzionare tutti gli ambiti indagati.

Maggio 2016: sulla rivista “JAMA Internal Medicine” viene esposto il risultato di una ricerca durata 20 anni che ha coinvolto circa 76.000 infermiere, dimostrando che le donne che assistono alle funzioni religiose, più di una volta a settimana, hanno il 33% di possibilità in meno di morire, rispetto alle altre.  “I nostri risultati non suggeriscono che gli operatori sanitari debbano prescrivere la partecipazione a funzioni religiose, ma coloro che già credono potrebbero essere incoraggiati a farlo.” –ha detto Tyler Vander Weele, uno degli autori dello studio. L’ indagine è stata comparata anche ad altre forme di partecipazione/gruppo sociale (club del libro, organizzazione di volontariato …) “Forse influisce un senso di speranza e di fede, anche di fronte alla malattia. Una capacità di cercare e trovare un significato nell’esperienza della malattia, oppure il supporto ricevuto dalla comunità dei credenti, anche mentre si lotta con la malattia. Questa è la mia speculazione rispetto ai risultati, che sono sorprendenti.”.

Aprile 2016: su “The Sociological Quarterly” è stato pubblicato uno studio secondo cui la  religiosità cristiana determina una maggiore soddisfazione dei genitori sull’atteggiamento dei figli.

Maggio 2015: sull’ “American Journal of Epidemiology” uno studio spiega che i sintomi depressivi degli anziani decrescevano, se partecipavano ad eventi religiosi, invece aumentavano se prendevano parte a quelli politico-sociali. “I nostri risultati suggeriscono che la partecipazione sociale è associata a sintomi depressivi, ma tutto dipende dal tipo di attività sociale. La partecipazione a organizzazioni religiose può offrire benefici per la salute mentale, al di là di quelli offerti da altre forme di partecipazione sociale.”.

Aprile 2015: sulla rivista “Religions” uno studio ha appurato che chi partecipa alla vita religiosa avrà una probabilità ridotta di cadere in dipendenze di vario genere.

Luglio 2012: lo psichiatra Harold Koenig pubblica il risultato delle sue indagini, affermando che “su circa 2.800 studi quantitativi, che esaminano la relazione tra religione/spiritualità cristiana e benessere, il (4%) riportano una peggiore salute mentale o una minore salute fisica (8,5%), mentre la maggior parte (più di 1.800, circa 2/3) trovano una relazione positiva tra religione/spiritualità cristiana e salute mentale e fisica.”. 

Febbraio 2011: sull’“American Psychologist” uno studio afferma che disturbi mentali, depressione e ansia, possono essere trattati anche con cambiamenti dello stile di vita, prendendo in considerazione, oltre l’esercizio fisico, la dieta adatta al caso, il contatto con la natura, soddisfacenti relazioni interpersonali, anche un buon coinvolgimento religioso e spirituale che “aiuta a ridurre l’ansia, la depressione e l’abuso di sostanze stupefacenti, promuovendo uno stato di benessere.”. Si sottolinea in questi studi che si parla di una religiosità centrata sull’amore, sul perdono e sull’altruismo, ossia cristiana.