Era inevitabile che la decisione di registrare il primo figlio di due madri nato in Italia portasse a delle reazioni contrarie. La voce più contraria (e non poteva essere altrimenti) è quella della Diocesi di Torino che attraverso il settimanale diocesano ‘La Voce ed il Tempo‘ ha tuonato contro il sindaco pentastellato: “Lascia davvero sconcertati lo strappo operato lunedì scorso dall’Amministrazione torinese rispetto alle leggi che regolano l’Anagrafe e lo Stato Civile: il sindaco Appendino ha deciso di ‘forzare la mano’ – parole sue – e registrare un neonato come ‘figlio’ di due mamme. Le norme anagrafiche non consentono questo tipo di registrazione. Neanche la Legge Cirinnà sulle unioni civili ha modificato questo punto. E allora ci domandiamo: a cosa servono le decisioni del Parlamento, se le altre Istituzioni dello Stato poi non le riconoscono?”.
Nell’articolo si richiama l’attenzione degli organi che dovrebbero garantire il rispetto della legge, domandandosi perché non sia già stata revocata la registrazione se, come previsto per legge, non è a norma. Ma nell’invettiva vi è spazio anche per una considerazione sulla normativa e sull’etica al tempo stesso riguardante il perché non si dovrebbe consentire un simile passo: “La considerazione massima, realmente partecipe al dolore di coloro che vorrebbero un figlio e non l’hanno, deve fermarsi di fronte al bisogno fondamentale dei piccoli. Di qui la valutazione contraria alla legalizzazione dei bambini con due mamme o due papà; il desiderio di maternità, come altri desideri della vita, non è realizzabile ad ogni costo”.
Luca Scapatello
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