La corte di Strasburgo punta l’indice sull’Italia troppi feminicidi

Stanchi di urlare che nessuno si preoccupa di affrontare, seriamente e praticamente, la questione della difesa delle donne, da molestatori di vario genere, familiari o meno, segnaliamo che la Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo ha puntato l’indice contro l’Italia.

Agli occhi dell’Europa (e forse del mondo) il nostro Paese, a tratti burocraticamente lentissimo e sgradevolmente buonista, avrebbe agito con inesistente rapidità, nel caso di una donna che, insieme ai suoi figli, subiva, da lungo tempo, violenza domestica, da parte del marito.

Le varie denunce della malcapitata avevano sortito poca o nessuna attenzione e poi l’epilogo: uno dei figli è stato assassinato dal padre, che ha tentato di uccidere anche la moglie.

La storia risale ad un paio di anni fa, ma la condanna definitiva dei giudici della Corte Europea è arrivata in queste settimane. Riguarda, non tanto l’inapplicabilità delle leggi italiane a riguardo, quanto il mancato intervento delle forze dell’ordine e dei magistrati, in seguito alle ripetute e disperate richieste di aiuto della donna.

Lei, Elisaveta Talpis, madre di due figli, abitava a Remanzacco (Udine) e nel 2014 aveva chiesto l’intervento di Strasburgo. Il suo avvocato, Titti Carrano, spiegava:  “Abbiamo presentato questo ricorso alla Corte di Strasburgo, perché nella storia di questa donna ci sono tutti gli elementi di violenza ripetuta, grave e soprattutto sottovalutata, e non riconosciuta.”.

E alla Corte Europea, dopo aver meticolosamente ripercorso i vari episodi denunciati da Elisaveta, a Carabinieri e Polizia, ha appurato che le forze dell’ordine, in ognuno dei casi, si erano limitati a stilare un rapporto.

Le lesioni corporali, i maltrattamenti e le minacce ripetute subite, la richiesta di provvedere subito ad adottare misure per proteggere lei e i figli, erano state prese in considerazione solo 7 mesi più tardi. Così, il 25 Novembre del 2013, il marito aveva potuto agire liberamente e aggredire, per uccidere, figlio e moglie.

I giudici di Strasburgo dicono: “Non agendo prontamente in seguito alla denuncia, le autorità italiane hanno privato la stessa di qualsiasi effetto, creando una situazione di impunità che ha contribuito al ripetersi di atti di violenza, che in fine hanno condotto al tentato omicidio della ricorrente e alla morte di suo figlio.”.

Il marito di Elisaveta è ora in carcere per scontare un meritato ergastolo, mentre la Corte Europea chiede a chi ha sottovalutato il caso di pagarle 30 mila euro di danni morali e 10 mila di spese legali.

Dopo queste vicende, pare che anche in Italia qualcuno si sia ridestato dal torpore, appoggiando la sentenza: Donatella Ferranti, Presidente della Commissione Giustizia della Camera, dice che quanto è accaduto è “monito a non abbassare la guardia”. Con lei si schierano Michele Nicoletti, Presidente della Delegazione Italiana presso il Consiglio Europeo, ed Elena Centemero, Presidente della Commissione Equality and Non Discrimination del Consiglio Europeo.

Questa notizia non stupisce, poiché non è certo la prima volta che le donne maltrattate vengono lasciate da sole ad affrontare i propri demoni. Speriamo e preghiamo che, anche solo parlarne, desti la coscienza di chi può aiutarle, prima che sia troppo tardi.