L’ accidia è uno dei sette Vizi Capitali ed è forse quello meno spiegato, ma capace di essere tanto malefico.
Si tratta di un atteggiamento di pigrizia spirituale e psicofisica, che non lascia spazio alcuno alla speranza.
E’ il comportamento di chi evita, ripetutamente, di svolgere il proprio compito e incita a “non fare oggi ciò che potresti fare domani”, perché “se ti viene voglia di fare qualcosa, fermati! Vedrai che ti passa”.
Il Libro del Siracide dice: “Non abbandonarti alla tristezza, non tormentarti con i tuoi pensieri”, poiché l’accidia è il modo peggiore per trascorrere il tempo prezioso della nostra vita, cercando e trovando sempre un modo per evitare di compiere l’azione opportuna e corretta; è il mezzo per sprecare la vita, per evitare che il progetto di Dio si compia su di noi; è, per il demonio tentatore, la maniera più subdola si soggiogare l’umanità, rendendola arrendevole alla inerzia più toltale.
L’ accidia è uno stato d’animo che manifesta negatività e noia; è il rifiutarsi di impegnarsi per raggiungerne una maturazione, anche spirituale, guardando al bene futuro.
L’ accidia, dunque, travisa la retta gerarchia di valori e doveri e ci propone di riempire, ogni istante del nostro tempo, con qualcosa di inappropriato e superficiale, per evitare di riflettere seriamente. Questo peccato implica anche il non farsi coinvolgere troppo in affetti e situazioni durature, poiché invoglia al qualunquismo, al dilettantismo.
Il Cardinale Martini parlava di un’ accidia sociale, poiché esiste anche una “ accidia pubblica o politica ”, che si realizza quando si esalta la mediocrità, la neutralità e si eleva a virtù.
E’, questa, una molalità seduttiva, che addormenta le coscienze.
Solo la fortezza dello Spirito Santo può renderci vigili e coscienti del presente, insegnandoci ad essere costanti, in ciò che è bene fare, giorno dopo giorno.
Antonella Sanicanti
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