Che il mondo sia sempre più globalizzato e multiculturale è un dato di fatto. In questo contesto eterogeneo l’esigenza primaria è quella di pensare ad un modello educativo che possa aiutare a comprendere le diversità e utilizzarle come strumento di condivisione invece che di divisione. Questo è il concetto di fondo della LVI edizione di ‘Scholé’ intitolata per l’appunto “Ripensare le pedagogie”.
Nel presentare il progetto Luciano Pazzaglia, coordinatore di questa edizione, afferma: “Basta pensare alla crescente separazione tra società ricche e società povere. Non c’è da stupirsi che anche nel nostro Paese, larghe fasce di giovani, soprattutto delle periferie urbane, corrano il rischio di subire autentiche forme di ghettizzazione. Ci sono poi i problemi educativi sollevati dal carattere multiculturale che le grandi migrazioni stanno imprimendo alla società: le scuole sono frequentate, in percentuali sempre più alte, da figli di stranieri”.
In questo contesto c’è ancora spazio per le religioni? In che modo queste possono entrare nei nuovi progetti pedagogici? A parlare del possibile ruolo delle religioni in questo contesto è lo storico del cristianesimo Giovanni Filoramo che spiega come le religioni abbiano attuato in passato vari tipi di scuola per trasmettere quella che di volta in volta era ritenuta la vera dottrina. Anche oggi la religione ha un ruolo molto forte nella formazione delle persone, ecco in che modo: “Oggi sembra sempre più evidente, in seguito al rinnovato ruolo pubblico delle grandi religioni, che, alla base di ogni cultura, la religione rappresenta spesso il nucleo più forte e antico, che forgia l’identità degli individui e delle rispettive collettività condizionandone gli stili di vita, dal momento che ogni credo religioso è strettamente connesso con l’agire dei propri adepti, regolandone i comportamenti tramite valori etici espressi con precetti, norme e regole”.
Lo studioso aggiunge che questo crea delle stratificazioni all’interno della società a cui bisogna far fronte sin dalla fase della scolarizzazione: “Ciò produce modelli diversificati di concepire la realtà, filtrati dalla dimensione religiosa che si manifesta soprattutto nella costruzione e preservazione di un tipo determinato di personalità religiosa. La consapevolezza e, soprattutto, la comprensione adeguata di queste dinamiche culturali e prima ancora pedagogiche diventa quindi uno strumento indispensabile sia per comprendere la società in cui viviamo, sia per sviluppare strumenti di convivenza civile nella costruzione di nuovi scenari sociali, antropologici, e culturali”. Quindi conclude che il creare un programma pedagogico apposito nella scuola primaria e secondaria che comprenda i precetti religiosi delle varie culture servirebbe alla formazione di una cultura del rispetto.
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