Il Papa: “Non dovete dimenticare per amore della pace”.

 

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Il discorso preparato per lui era pronto – “e anche molto bello” – ma Papa Francesco ascoltate le tre toccanti testimonianze nella cattedrale del Sacro Cuore, terza tappa della sua visita a Sarajevo  incontra  il clero, e proprio queste toccanti  storie scavano nel profondo l’animo del Santo Padre a tal punto che (come già accaduto a settembre in Albania nella cattedrale di San Paolo), decide di cestinarlo totalmente “perché sento il bisogno di parlare a braccio”.

Ogni parola, effettivamente, sarebbe risultata un nulla dinanzi alla potente storia di questi “martiri” del nostro tempo: suor Ljubica Šekerija., don Zvonimir Matijević e il francescano fra Jozo Puškarić. Tre testimonianze toccanti, di chi sulla pelle porta i segni della guerra, negli occhi la morte, nel cuore i traumi.

Storie di campi di concentramento, di botte, di fucili puntati in testa, di privazioni fisiche, di minacce di morte o di vedere le proprie unghie strappate una ad una se non avessero abiurato. Storie accomunate, però, da un’unica parola chiave: “perdono”.

Ognuno dei tre testimoni ha affermato, infatti, davanti al Papa e al clero bosniaco di aver sinceramente perdonato i propri nemici e persecutori. Parole che commuovono Bergoglio, il quale, al termine del racconto di don Zvonimir, anziano e affetto da sclerosi, si alza per baciargli le mani e chiedere una benedizione.

Nel suo discorso, il Papa esordisce dicendo: “Le testimonianze parlavano da sole”, e va poi subito dritto al punto: “Questa è la memoria del vostro popolo. Un popolo che dimentica la sua memoria non ha futuro. Questa è la memoria dei vostri padri e madri nella fede. Hanno parlato solo in tre, ma dietro di loro ci sono tanti e tante che hanno sofferto lo stesso”.

“Non avete diritto a dimenticare la vostra storia”, prosegue il Santo Padre, “non per vendicarvi, ma per fare pace, per amare come loro hanno amato. Nel vostro sangue, nella vostra vocazione, c’è la vocazione e il sangue di questi tre martiri, di tante tante religiose, tanti preti, tanti seminaristi” che sono andati “sulle tracce” di Gesù Cristo, “il primo martire”. Bisogna allora “riprendere la memoria”, insiste il Pontefice, “per fare pace” e per contrastare quello “spirito del mondo che ci fa dimenticare questi nostri antenati, le sofferenze”.

Francesco si sofferma poi su alcuni punti delle testimonianze che lo hanno particolarmente commosso. Il perdono, anzitutto: “Un uomo e una donna che si consacrano nel servizio al Signore e non sanno perdonare, non servono”, afferma. “Perdonare un amico che ti ha detto una parolaccia, o una suora che è gelosa di te non è tanto difficile. Ma perdonare quello che ti picchia, che ti tortura, ti calpesta, ti minaccia col fucile per ucciderti, questo è difficile… E loro lo hanno fatto e loro predicano di farlo”.

Un’altra immagine rimasta nel cuore del Vescovo di Roma è l’esperienza dei ‘120 giorni’ trascorsi in un campo di concentramento dal francescano. Giorni “non contati per giorno”, ma per ore, minuti, secondi, “perché ogni minuto, ogni ora è una tortura”. “Vivere tutti insieme, sporchi, senza pasto, senza’acqua, col caldo, col freddo,  questo per tanto tempo…”, riflette Bergoglio, “e noi che ci lamentiamo quando abbiamo un dente che ci fa male o quando vogliamo avere la tv nella nostra stanza con tanta comodità. O che chiacchieriamo della superiora o del superiore quando il pasto non è tanto buono…”.

“Non dimenticatevi per favore le testimonianze dei vostri antenati”, ribadisce il Papa, “pensate a quanto hanno sofferto questi” e “portate una vita degna della croce di Gesù Cristo”. Anche perché – sottolinea – suore, sacerdoti, seminaristi, vescovi che sono “mondani” sono solo “una caricatura, non servono, non hanno la memoria dei martiri. Hanno perso la memoria di Gesù Cristo crocifisso”.

Papa Francesco si dice ancora colpito da due episodi in particolare: gli inaspettati gesti di generosità del miliziano che ha regalato una pera alla suora e la donna musulmana che ha portato il pasto al sacerdote. “Tutti siamo fratelli – dice -, anche quell’uomo crudele ha sentito lo Spirito Santo nel suo cuore e forse ha pensato a sua mamma. ‘Prendi questa pera e non dire nulla’. E quella donna era oltre le differenze religiose… amava.. credeva in Dio e faceva del bene”.

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“Cercate il bene di tutti”, è dunque l’esortazione del Santo Padre, perché “tutti hanno la possibilità, tutti hanno il seme di bene. Tutti siamo figli di Dio”. Ma questo è facile dimenticarlo, per questo è importante non cancellare la memoria, affinché “la vostra vita cresca con questo ricordo”.

Il ricordo, cioè, di “una storia di crudeltà”, che oggi purtroppo si ripete “in questa guerra mondiale” combattuta a pezzi, dice Francesco. Ed esorta: “Fate sempre il contrario della crudeltà, abbiate atteggiamenti di tenerezza, di fratellanza, di perdono, portate la croce di Gesù Cristo. La Santa Madre Chiesa vi vuole così: piccoli martiri davanti a questi piccoli martiri, piccoli testimoni della croce di Gesù”.

Un’ultima parola, il Papa la riserva al calo demografico denunciato dal cardinale Puljic nel suo saluto introduttivo. “Cosa succede col giardino della vita? È una cosa brutta che non fiorisce…”, osserva. Chiede pertanto di pregare incessantemente per le famiglie “perché fioriscano in tanti figli” e anche perché “ci siano tante vocazioni”.

Prima delle testimonianze, il Papa si era soffermato brevemente in adorazione davanti al Santissimo Sacramento e ha pregato sulla tomba del Servo di Dio Josip Stadler, primo arcivescovo di Sarajevo ed edificatore della Cattedrale.

Fonte:zenit.it