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Il dolore e l’indignazione di Mons. Battaglia per l’atroce delitto

L’assurdo e tragico omicidio consumatosi a Torre Annunziata non deve far venire meno la speranza in una società più civile.

Ma soprattutto deve rappresentare un monito ad affidare a Gesù anche le ingiustizie più atroci. Così si è espresso, in una nota, l’arcivescovo di Napoli, monsignor Mimmo Battaglia.

 

Un efferato delitto

Maurizio Cerrato, 61 anni, è stato brutalmente pugnalato alle spalle, la sera di lunedì 19 aprile, da un gruppo di uomini che non avevano sopportato uno ‘sgarbo’ di sua figlia Maria Adriana. La giovane aveva infatti parcheggiato nell’area di un quartiere popolare, in un posto tenuto occupato con una sedia per iniziativa di un residente.

Cerrato sarebbe stato ucciso con lo stesso coltello utilizzato per forare le gomme all’automobile della figlia. Per l’omicidio, la Procura di Torre Annunziata ha identificato cinque presunti responsabili.

Dolore e indignazione dell’arcivescovo

Commentando lo sconcertante fatto di cronaca, monsignor Battaglia ha espresso “dolore e indignazione”. “L’indignazione – ha affermato – è per il perpetuarsi di delitti, violenze, soprusi sanciti da un abusivo codice del diritto in virtù del quale un manipolo di prepotenti si permette di condannare chi giorno per giorno, con semplicità e senso del dovere, cerca di vivere la propria vita, nel rispetto della sana e santa convivenza umana e civile”.

Alla famiglia Cerrato, l’arcivescovo ha manifestato la “vicinanza” e l’“impegno” della chiesa napoletana. “Il dolore diventa suffragio per l’anima di Maurizio e compassione per la sua famiglia e per l’intera comunità di Torre Annunziata”, si legge nella nota.

L’umana pietà – ha proseguito il presule – non può bastare e non rende giustizia ad una vittima innocente! È doveroso riconoscere nella vittima un padre impegnato a soccorrere senza fare violenza!”.

Nella sventura, affidarsi a Maria

L’auspicio di monsignor Battaglia è che non venga meno “la speranza nelle istituzioni, che sono chiamate a fare la loro parte, vincendo la tentazione del facile consenso”.

Va coltivata, ha aggiunto, “la speranza nella società civile perché non ceda a forme di arrendevolezza o peggio ancora di atteggiamenti omertosi”. È necessaria, ha proseguito, “la speranza nella comunità ecclesiale perché non ceda al pessimismo, ma inviti ad ancorare sempre più la fede in Gesù che è capace di fare nuove tutte le cose”.

Al culmine di un “momento così grave”, l’arcivescovo di Napoli ha infine esortato i fedeli ad affidarsi “alla nostra Madre perché asciughi le nostre lacrime e colmi il nostro cuore di consolazione”. [L.M.]

Luca Marcolivo

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Luca Marcolivo

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