I sopravvissuti sono atterriti, smarriti, alla ricerca di un senso ad una catastrofe che non ne ha, se non quello che ci sono forze nella natura che sfuggono al controllo dell’uomo e dovrebbero essere tenute a distanza. A fungere da colonna portante di un popolo allo sbando c’è la chiesa della Madonna di Guadalupe di Escuintla. Al suo interno si sono rifugiati alcuni dei sopravvissuti alla catastrofe: ci sono bambini senza genitori, giovani madri con i figli appena nati che allattano, uomini e famiglie che cercano di ricominciare una vita. La serenità fittizia che si respira in quel luogo è, di tanto in tanto, interrotta dalla ricerca disperata di un familiare da parte di un nuovo arrivato, un grido di aiuto che diventa un monito per i presenti a non dimenticare il motivo che li tiene tutti insieme.
Come in ogni occasione di questo tipo, anche in Guatemala c’è stato un evento che porta luce in una situazione altrimenti priva di speranza. Un soccorritore, dopo affannose ricerche, è riuscito a trovare tra le macerie una neonata che piangeva disperatamente in cerca di aiuto. In un video girato da uno dei presenti, si vede l’uomo con lo sguardo sgranato che esce da un banco di cenere con in braccio la piccola avvolta da una coperta rosa. Quelle immagini, come quelle dei tre fratellini di Ischia salvati dopo il terremoto sono una nota positiva, sono la dimostrazione che anche nei momenti più complicati gli esseri umani riescono a trarre forza dalla disgrazia e fare gruppo, così da riuscire ad andare avanti e prosperare.
Luca Scapatello
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