Il grande albero di Medjugorje produce solo frutti buoni, Don Mario Pieracci

DON MARIO PIERACCI PARLA DI MEDJUGORJE

 

 

 

“Don Mario, durante la sua esperienza sacerdotale ha mai avuto difficoltà nel parlare della vita eterna con i cristiani, alcuni dei quali non credono a ciò?”

“La mia esperienza sacerdotale di 35 anni di sacerdozio mi porta proprio a dire che non c’è difficoltà a parlare della vita eterna, si parla proprio di Dio ed è Lui la nostra vita eterna.
Parlare di Dio vuol dire parlare di ciò che è eterno.”.

Così comincia un’intervista a Don Mario Pieracci, sacerdote a Roma nella chiesa oratorio dell’Angelo Custode. Spesso lo abbiamo visto nelle trasmissioni rai (“La vita in diretta” e “Domenica In”), dove è invitato ad intervenire su diversi argomenti di cronaca attuali.

Parla di Dio, dell’eternità, del difficile argomento della morte, di Medjugorje e di ciò a cui ha assistito in quel luogo benedetto, di come noi cristiani dovemmo agire per seguire le orme di Cristo.

Ecco una breve sintesi dell’intervista.

“La morte è semplicemente un passaggio, un cambiamento. Il cambiamento è indispensabile per noi cristiani. La vita non è questa! Questa è la vita della prova (…). La vera vita è quella con Dio. Noi siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio nell’anima e, quest’anima con il corpo, merita la partecipazione al mistero di Dio per l’eternità. Questa vita è un passaggio!”.

Chiede l’intervistatrice: “Lei è stato mai a Medjugorje?”.

“Sono stato 27 volte a Medjugorje. Ci sono stato nei primissimi momenti, del primo anno di apparizioni. (…) Ricordo la povertà, la Chiesa, i campi coltivati, la povera gente, i veggenti che ho conosciuto bambini. Ho assistito alle varie apparizioni, sia quando avvenivano nella Cappella del Santissimo o nella canonica o in chiesa. Ho conosciuto Padre Jozo, che è un dono di Dio.”.

E’ anche bello vedere come la gente sia rimasta fedele, come vanno con semplicità a messa, preparano cibi anche locali, della loro terra. Sono rimasti un po’ contadini.

La mia esperienza di sacerdote mi fa dire che Medjugorje è il grande confessionale del mondo.
Io, quando comincio, non finisco mai di confessare. Non si riesce mai a chiudere la confessione perché è un continuo, un fiume. Anche chi è fedelissimo e va tutti i giorni a messa, si accorge a Medjugorje di non aver capito niente. A Medjugorje c’è qualcosa di grande, che tocca il cuore, tocca la mente e fa cambiare la vita. (…) A Medjugorje c’è un mistero, un grande mistero che noi non riusciamo ancora a comprendere in pienezza, proprio perché la Madonna appare tutti i giorni a diverse persone, proprio come se fosse una cosa non reale, non vera, ma l’albero, dice Gesù nel Vangelo, lo riconoscerete dai frutti. Quindi l’albero di Medjugorje, ad oggi, porta solo frutti di grandi conversioni e di grandi Santità.”.

Gesù desidera da noi una sola cosa: che lo amiamo. Lui ci ama di un amore immenso e talmente grande, talmente infinito che chiede a noi una sola cosa: amarlo, amarlo in forma massima. Ci chiede di essere Santi. Santi nella pienezza della parola, Santi nella bontà, nel sorriso, nell’entusiasmo, nella voglia di vivere, nella voglia di esistere, nella voglia di essere padri e madri di famiglia, nella voglia di perdonare, nella voglia di creare un mondo migliore, nella voglia di essere positivi in tutti i sensi.”.

Certo, Gesù, nostro fraterno amico, vuole che impieghiamo il dono della vita nel miglior modo possibile, spendendola in amore, in ogni situazione o persona che incontriamo. Il nostro scopo è quello di tornare al Padre coi talenti moltiplicati e investiti per il bene dell’umanità e per la ricerca della santità personale.