Giusy Versace: Nel mio dolore ho invocato Maria

Molti di voi si ricorderanno il dramma vissuto da Giusy Versace nel 2005: ragazza avvenente con un futuro preannunciato nel mondo della moda (lavoro che già l’aveva portata a fare spola tra Londra e Milano) che un giorno ha un incidente terrificante e perde l’uso di entrambe le gambe (entrambe amputate). Dal letto d’ospedale Giusy si rialza con la volontà di chi vuole dimostrare che la sua vita è un dono prezioso e che l’incidente subito non sarà un ostacolo per il futuro.

Dopo il tempo necessario alla riabilitazione, Giusy comincia a fare sport e diventa presto la prima atleta italiana a correre con un’amputazione bilaterale. La sua determinazione la conduce ad eccellere nell’atletica e nel 2017 va alle Paralimpiadi di Rio come atleta di punta della nostra nazionale. Nella competizione Giusy da il meglio di se ed arriva in finale per undici volte. In mezzo a questo percorso sportivo eccezionale c’è il breve periodo di notorietà datole dalla partecipazione a ‘Ballando con le Stelle’, di cui si aggiudica l’edizione 2014 in coppia con Raimondo Todaro.

Recentemente Giusy ha scritto un libro intitolato ‘Con la testa e con il cuore si va ovunque’ (titolo che da un’idea della sua determinazione) dove racconta la sua vita prima e post incidente. Di questo ed altro la ragazza ha parlato in un’intervista concessa a ‘Cristiani Today’. Giusy ricorda per prima cosa il giorno che le ha cambiato per sempre la vita e da quel ricordo si evince subito la sua grande fede in Dio e la sua devozione nei confronti della Madonna: “Ho pregato tanto -confessa- quando sei consapevole che stai per morire ed hai un briciolo di fede non puoi non pregare; ho pregato un Ave Maria ma il dolore mi impediva di recitarla…”.

Giusy spiega di essersi addormentata e di essersi svegliata solo una settimana dopo in un letto d’ospedale senza entrambe le gambe. Ricordava tutto di quanto successo, ma in cuor suo non c’era un briciolo di rabbia o rammarico, solo un’immensa gratitudine nei confronti di Dio che le aveva concesso questa seconda possibilità. A questo punto l’intervistatrice le chiede come mai si sia affidata direttamente alla Madonna e non a Dio o Gesù e questa le risponde: “La sua figura rappresenta ‘La madre di tutti’ ed, essendo uscita di casa quando avevo 18 anni, la Madonna mi ha sempre tenuto compagnia”.

Insomma la devozione verso la Madonna l’ha resa una donna più forte, caparbia, sicura nei propri mezzi ed il risultato è davanti agli occhi di tutti. Proprio i suoi successi l’hanno resa un’icona per chi come lei vive un dramma personale; Giusy è contenta se può dare una mano anche indirettamente e non se la sente di condannare chi invece getta la spugna e non riesce ad emergere da un simile incidente, di loro infatti dice: “Sono scelte perché ognuno vive il disagio in maniera molto soggettiva”.

Infine l’atleta parla del suo rapporto con la fede, di come è mutato in questi undici anni: “La fede mi ha aiutato a non arrabbiarmi, a gestire il dolore, a comprendere che tutte le cose belle che sono riuscita a raggiungere, condivise con gli altri, assumono più valore. Ma ovviamente dopo l’incidente, la mia fede si è consolidata ed è cresciuta”.