Oggi, Giovedì Santo, inizia il Triduo pasquale

 

Il Giovedì Santo si istituisce il sacerdozio
Lavanda dei piedi

Il Giovedì Santo ha inizio il Triduo pasquale, ossia un susseguirsi di celebrazioni che ricordano la Passione di Gesù Cristo: l’arresto, il suo processo, la condanna a morte e la resurrezione.
Nel Giovedì Santo la lettura ricorda la “Coena Domini” (la cena del Signore), mentre il Vangelo ripropone la lavanda dei piedi agli Apostoli.
Quella sera fu, infatti, il momento in cui Gesù, cenando per l’ultima volta con i suoi discepoli, spezzò il pane e versò il vino, in segno di donazione di tutto se stesso, del suo Corpo e del suo Sangue, come avverrà, poi, letteralmente durante la crocifissione.

Questi gesti, e gli eventi da cui conseguono, fanno si che l’istituzione dell’Eucarestia e del sacerdozio (che dagli Apostoli ebbe origine) siano celebrati in questo giorno.
Durante la Santa Messa, si espongono anche i tre oli benedetti, di cui la chiesa farà uso durante l’anno. Si tratta dell’olio crismale (utilizzato per battesimi, cresime, ordinazione sacerdotale), di quello catecumenale (utilizzato negli esorcismi, nel battesimo (per la parte riguardante la rinuncia a satana), per i catecumeni (per chi scegliesse di battezzarsi da adulto)) e dell’olio degli infermi (utilizzato per l’estrema unzione).

I tre oli vengono consacrati quello stesso giorno, durante una Messa speciale, detta “Crismale”, presieduta dal Vescovo della Diocesi.
Quel giorno, la preghiera del Credo non si recita e, nello stesso momento, si esplica la lavanda dei piedi: tra i fedeli vengono scelte dodici persone che, in nome dei dodici Apostoli, riceveranno dal sacerdote, in vece di Gesù, la pulizia dei piedi.

Gli avvenimenti ribaditi nella celebrazione del Giovedì Santo rimarcano il senso profondo del vivere cristiano, esposto da Gesù poco prima che abbandonasse (solo fisicamente) i suoi discepoli e venisse arrestato; esprime l’amore vicendevole, l’unione nella fede, il farsi servi gli uni per gli altri, che mai dovremmo scordare. “Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi. In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica” (Giovanni 13, 15-16).

La Messa in Coena Domini, dopo la comunione, termina (senza l’usuale benedizione) con la reposizione del Santissimo Sacramento (delle ostie), in un altare appositamente adornato, diverso da quello della celebrazione. Ed è qui che, dalla Messa vespertina del Giovedì Santo al pomeriggio del Venerdì Santo, si può sostare, in adorazione dell’Eucaristia e in ricordo all’estrema sofferenza patita da Gesù nel Getsemani, in attesa dell’arrivo dei soldati. “Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: “Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare.”. E presi con sé Pietro e i due figli di Zebedèo, cominciò a provare tristezza e angoscia. Disse loro: “La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me.”. E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: “Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!.”. Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano. (…) Lo spirito è pronto, ma la carne è debole. (…) Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: “Dormite ormai e riposate! Ecco, è giunta l’ora nella quale il Figlio dell’uomo sarà consegnato in mano ai peccatori.

Alzatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce si avvicina”.”. (Matteo 26, 36-46).
L’altare della reposizione viene adornato, in molte chiese, con composizioni floreali e altri simboli, con ciotole, preparate nelle settimane precedenti, contenenti germogli di grano (in alcune regioni anche di legumi).

Ecco una delle preparazioni usuali: sul fondo della ciotola (dalla seconda settimana di Quaresima circa) si dispongono i semi, su un letto di ovatta imbevuta di acqua. Questi devono, poi, essere regolarmente innaffiati (una volta al giorno o ogni due giorni), mentre si recita la preghiera che ricorda il sacrificio del seme, che, solo morendo sotto terra, poterà un frutto migliore.
““Se il seme di grano non scende nella terra e non muore, non porta frutto”. Questo grano che cresce nell’ombra sia, Signore, il segno della nostra segreta penitenza, dell’amore segreto per il prossimo, della Vita tua che misteriosamente, attraverso la morte, cresce dentro di noi per una divina Resurrezione. Amen”.

La simbologia con la morte e risurrezione del Cristo è presto fatta.
Un tempo, il grano germogliato veniva, poi, intrecciato e riportato a casa, essendo stato benedetto.

Antonella Sanicanti