Come Papa Giovanni Paolo II ha trasformato la nostra storia di fede? Ne troviamo traccia nei tanti scritti che ci ha lasciato.
Il Santo Padre, Papa Giovanni Paolo II, ha parlato al cuore di tutti: dei bambini, come degli anziani; della gente comune, come dei potenti della Terra, fino a raggiungere i posti più remoti e dimenticati del pianeta. Le sue parole, ancora oggi e speriamo per i secoli a venire, fanno eco, rimbalzando tra i popoli di ogni razza, per illuminare i pensieri ancora bui della nostra storia umana.
Nell’omelia di domenica 10 Dicembre 2000, parlò a coloro che “spiegano” la fede. Era l’anno del Giubileo e quella volta le sue parole furono rivolte ai catechisti e ai docenti di religione. A loro spiegò l’importanza della figura di Giovanni Battista che aveva preparato la via alla predicazione del Messia, perché si attendesse la venuta del Signore.
“Ma non basta la conoscenza intellettuale di Cristo e del suo Vangelo. Credere in lui, infatti, significa seguirlo. Per questo dobbiamo andare alla scuola degli Apostoli, dei Confessori della fede, dei Santi e delle Sante di ogni tempo, che hanno contribuito a diffondere e a fare amare il nome di Cristo, mediante la testimonianza di una vita spesa generosamente e gioiosamente per lui e per i fratelli.
A questo riguardo, l’odierna pagina evangelica ci invita ad un accurato esame di coscienza. San Luca parla di “sentieri da raddrizzare”, di “burroni da riempire”, di “monti” e di “colli da abbassare”, perché ogni uomo possa vedere la salvezza di Dio (cfr Lc 3,4-6). Questi “burroni da riempire” fanno pensare al distacco, che si constata in alcuni, tra la fede che professano e la vita quotidiana che conducono: il Concilio ha annoverato questo distacco “tra i più gravi errori del nostro tempo” (Gaudium et spes, 43).”.
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Antonella Sanicanti
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