Come Papa Giovanni Paolo II ha trasformato la nostra storia di fede? Ne troviamo traccia nei tanti scritti che ci ha lasciato.
Il Santo Padre, Papa Giovanni Paolo II, ha parlato al cuore di tutti: dei bambini, come degli anziani; della gente comune, come dei potenti della Terra, fino a raggiungere i posti più remoti e dimenticati del pianeta. Le sue parole, ancora oggi e speriamo per i secoli a venire, fanno eco, rimbalzando tra i popoli di ogni razza, per illuminare i pensieri ancora bui della nostra storia umana.
Il Giubileo indetto da Papa Giovanni Paolo II, nell’anno 1983/84, ricordava a tutti noi il 1950º anniversario della Redenzione e ribadiva che la Chiesa, e con essa noi tutti, avrebbe dovuto aprire le porte del cuore alla fede autentica, quella che si ottiene solo con la conoscenza diretta di Gesù Cristo e del suo messaggio di salvezza, di resurrezione e speranza.
“Aprite le porte al Redentore!”. È questo l’appello che, nella prospettiva dell’anno giubilare della redenzione, rivolgo a tutta la Chiesa, rinnovando l’invito espresso all’indomani della mia elezione alla Cattedra di Pietro. Da quel momento, i miei sentimenti e pensieri sono stati sempre più diretti a Cristo redentore, al suo Mistero pasquale, vertice della rivelazione divina ed attuazione suprema della Misericordia di Dio verso gli uomini di ogni tempo.
Difatti, il ministero universale, proprio del Vescovo di Roma, trae origine dall’evento della redenzione, operata da Cristo con la sua morte e risurrezione e dallo stesso Redentore esso è stato messo a servizio di quel medesimo evento.
Ogni anno liturgico è, invero, la celebrazione dei Misteri della nostra redenzione; ma la ricorrenza giubilare della morte salvifica di Cristo suggerisce che tale celebrazione sia più intensamente partecipata. Già nel 1933, il Papa Pio XI di venerabile memoria aveva voluto ricordare, con felice intuito, il XIX centenario della redenzione con un anno straordinario, prescindendo, peraltro, dall’entrare nel merito della data precisa nella quale fu crocifisso il Signore. (Pio XI, Quod nuper: AAS 25 [1933] 6)”.
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Antonella Sanicanti
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