Giovane seminarista muore prima di realizzare il sogno di diventare sacerdote

Quella che stiamo per raccontarvi è la testimonianza del pieno e completo amore di un giovane verso Cristo: aveva accolto pienamente la sua chiamata.

Alessandro era un giovane seminarista ma, una grave malattia gli ha impedito di realizzare il suo desiderio più grande.

Alessandro Galimberti – photo web source

Ma questo, però, non gli ha, invece, impedito di donarsi completamente al Signore. Conosciamolo.

Alessandro: una giovane vita donata a Dio

La morte che sopraggiunge poco prima della sua ordinazione ma questo, però, non gli ha impedito di essere, comunque, una matita nelle mani del Signore. La storia è quella di Alessandro Galimberti, un giovane ragazzo che ha respirato la fede sin dalla sua più tenera età.

Uno zio sacerdote e responsabile di oratorio, due zie suore e Alessandro che sarebbe potuto diventare sacerdote se non ci fosse stato, per lo mezzo, una grave malattia che glielo ha impedito. Come racconta Emilia Flocchini sul sito “santiebeati.it”, Alessandro conosce l’incontro con il Signore già in tenera età. Quando frequentava la terza elementare entra nel Gruppo Chierichetti della parrocchia dei Santi Pietro e Paolo a Lissone.

Nel 1992, nel giorno della sua Cresima, Alessandro scriverà sul suo quaderno di catechismo: “Gesù, sabato riceverò la cresima e ti voglio promettere di seguire la tua strada e donarmi a te, aiutando gli altri. Un impegno che ha portato avanti nel corso della sua giovinezza, continuando il servizio all’altare e, poi, diventando vice-responsabile del Gruppo Chierichetti e aiuto-cerimoniere parrocchiale.

L’ingresso in seminario e la scoperta della malattia

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La formazione ricevuta nell’oratorio della sua parrocchia lasciò una netta impronta su di lui. Ma sarà soltanto dopo essersi diplomato e dopo un adeguato discernimento portato avanti insieme a suo zio sacerdote, che Alessandro entra nel Seminario dell’Arcidiocesi di Milano, per frequentare il Corso Propedeutico agli studi teologici. Era il 1999.

Ma è stato con l’avvento del nuovo millennio che Alessandro inizia a non stare bene, ad avvertire un senso di malessere generale quasi persistente: era il primo sintomo di quella che si rivelò essere una malattia autoimmune del sangue. Nonostante la malattia andasse avanti, cerca di continuare i suoi studi teologici, fino ad essere ammesso, dopo l’anno Propedeutico, al seminario vero e proprio.

La Visita a Gesù nel Tabernacolo, l’attento discernimento fra il bene e il male, la lettura e l’interiorizzazione della Parola di Dio: sono stati questi i tre pilastri fondamentali della sua, seppur breve, vita: “Sì, va bene! Dottore, io non le chiedo tanto, io non voglio tanto. Le chiedo solo di farmi vivere ancora quattro anni, il tempo di diventare prete. Le chiedo il tempo di celebrare una Messa, la mia Messa, una sola volta: una Messa vale tutte. Dottore, il tempo di una Messa…” – diceva ai medici che lo avevano in cura, continua la Flocchini nel racconto della vita del giovane.

Mai lasciato solo nella preghiera

Alessandro seminarista – photo web source

Durante un ricovero nel mese di novembre, Alessandro fu colpito da un’infezione. Dopo aver saputo che era entrato in coma farmacologico, i suoi compagni trascorsero la notte in preghiera: quando si riprese, mantenne i contatti con loro.

Lui, a volte, aveva paura, ma era sostenuto dalle preghiere di tante persone. La sera del 2 gennaio 2004 il ragazzo entrò in fase terminale, spirando verso le quattro del mattino del 3 gennaio. La madre, facendo sue le parole e la condizione del biblico Giobbe, disse: “Il Signore me l’ha dato, il Signore me l’ha tolto; sia benedetto il nome del Signore”.

L’11 giugno 2006, il giorno in cui i candidati al sacerdozio di quell’anno celebrarono la loro Prima Messa, l’Unità Pastorale in Lissone volle celebrare con solennità l’Eucaristia, come se fosse quella liturgia che Alessandro aveva tanto desiderato, spiega ancora la Flocchini su “santiebeati.it”.

C’è stato, però, di più. Nel 2010 la GPG Film, casa di produzione cinematografica indipendente di Lissone, ha prodotto un film ispirato alla sua storia, dal titolo «Voglio essere profumo», titolo che rimanda a una preghiera composta da Alessandro nei primi tempi della sua malattia e da lui rinnovata specie quando la sofferenza si faceva più intensa.

Fonte: santiebeati.it/Emilia Flocchini

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