Gesù, chiamati a se i 12, li istruisce

Le 12 tribù d'Israele
Israele

Gesù“…chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d’infermità. (…) Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: (…) E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino”.
Così, Gesù, nel Vangelo di Matteo, spiega la missione agli Apostoli, ai 12 che ha appositamente scelto, perché operino in sua vece, dopo la sua morte, risurrezione e ascesa al cielo.

Molti sono i numeri che, nella Sacra Scrittura, ricorrono più volte e che hanno un significato preciso (oltre a quello meramente numerico), in quanto definiscono una certa situazione e la inquadrano sotto una prospettiva storico/spirituale pregna di valenza.
Il numero 12 è uno di questi e, nelle Bibbia, è molto spesso legato all’identità del popolo di Israele, prescelto dal Signore.

Dove troviamo il 12 nella Bibbia?

Ecco alcuni esempi: nel Libro della Genesi, Giuseppe, figlio di Giacobbe, (quello che interpretò il sogno del Faraone in Egitto, in merito alle 7 vacche grasse e alle 7 magre) racconta ai genitori di aver visto 11 stelle, che rappresentavano i suoi fratelli (con lui 12).
I figli di Giacobbe, infatti, furono in tutto 12 e, da essi, deriveranno le 12 tribù del popolo di Israele.

Nel Libro della Genesi, si dice ancora (riferito ai figli di Giacobbe, appunto): “Tutti questi formano le dodici tribù d’Israele, questo è ciò che disse loro il loro padre, quando li ha benedetti; ognuno egli benedisse con una benedizione particolare”.
Nel Libro dei Numeri (che narra il girovagare del popolo israelita, prima che esca dal deserto), si elencano i 12 giorni, in cui si fecero delle offerte per la dedicazione dell’altare.

Ognuna di queste offerte fu fatta da un rappresentante delle 12 tribù d’Israele: “Questi furono i doni per la dedicazione dell’altare da parte dei capi d’Israele, il giorno in cui esso fu unto: dodici piatti d’argento, dodici vassoi d’argento, dodici coppe d’oro; (…) dodici coppe d’oro piene d’incenso, (…) dodici giovenchi, dodici arieti, dodici agnelli di un anno con la loro oblazione, e dodici capri per il sacrificio per il peccato.

Nel suo Libro, il Profeta Ezechiele ebbe la visione di una nuova Gerusalemme, che avrebbe avuto una grande cinta muraria con 12 porte: il numero delle tribù d’Israele, in quel momento allontanate e disperse, a causa dei babilonesi. Ogni porta avrebbe avuto il nome di una della tribù.

La nuova Gerusalemme della sua visione del Profeta Ezechiele prenderà, pertanto, il nome di “Là è il Signore”, all’interno delle mura con le 12 porte, che richiameranno e riuniranno il popolo d’Israele, nella sua completezza e compiutezza.
Nel Vangelo, inoltre, quando si parla della moltiplicazione dei pani e dei pesci, si narra che furono 12 le ceste avanzate, piene di quel cibo: “Dopo aver ordinato alla folla di accomodarsi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci e, alzati gli occhi verso il cielo, rese grazie; poi, spezzati i pani, li diede ai discepoli e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono e furono sazi; e si portarono via, dei pezzi avanzati, dodici ceste piene. E quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, oltre alle donne e ai bambini”.

Il 12 unisce divino e umano

Ma c’è di più. Notiamo, infatti, che il numero 12 è il prodotto di 3 per 4.
Nella Bibbia, il numero 3 rappresenta la Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, ma anche un numero che contribuisce alla completezza (come quando, alle 4 Virtù Cardinali si uniscono le 3 Teologali, arrivando al numero 7, altro simbolo cristiano importante).
Non dimentichiamo, poi, che Cristo risorge dai morti, dopo 3 giorni: “Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture”, recitiamo nel Credo.

Il numero 4, invece, è associalo all’umanità: 4 sono le Virtù Cardinali di cui sopra, che riguardano il comportamento umano; nel Libro dell’Apocalisse, si parla dei 4 angoli della terra e dei 4 venti: “Dopo ciò, vidi quattro angeli che stavano ai quattro angoli della terra, e trattenevano i quattro venti, perché non soffiassero sulla terra, né sul mare, né su alcuna pianta”.

Nel Vangelo di Giovanni, si dice che i soldati si divisero le vesti, in quattro parti, dopo aver crocifisso il Cristo, segno che il suo messaggio fosse “sparso” tra gli uomini che assistevano e a quelli che, poi, lo avrebbero conosciuto, ossia l’umanità intera: “I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato”.

Da queste considerazioni sui numeri 3 e 4, deduciamo che il 12 è l’unione del divino e dell’umano, per questo è posto come numero delle stelle della corona della Madonna, che unisce in se, alla perfezione, queste due nature, mentre, ancora una volta, nel Libro dell’Apocalisse, si legge: “Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle”. Anche in questo passo, le 12 stelle rappresentano le 12 tribù di Israele. E tutto riporta al progetto divino.

Antonella Sanicanti