Dio mi ha salvato. Un frate scampa alla “morte jihadista”

L’amore di Dio è così grande da indurre anche un jihadista a non riuscire ad uccidere una sua vittima appena catturata.

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Un sacerdote francescano racconta di come è riuscito a vedere, negli occhi di un jihadista che voleva ucciderlo, la forza di non abbassare quel coltello.

Fra Nirwan e il miracolo di Santa Marie Alphonsine

Aveva l’ordine tassativo di ucciderlo, ma non è riuscito a farlo. Il suo coltello si è fermato davanti agli occhi di un sacerdote francescano. Abuna Nirwan è, proprio, questo sacerdote. Originario dell’Iraq, in Terra Santa dal 2004, racconta la sua tragica esperienza, ma anche di come uno jihadista non abbia “più avuto quella forza di ucciderlo e di decapitarlo”.

Fra Nirwan porta sempre con sé il Santo Rosario utilizzato da Santa Marie Alphonsine Danil Ghattas, fondatrice delle “Suore domenica del Rosario”, canonizzata nel 2015, insieme ad una sua reliquia. Quando, nel 2009, l’allora Papa, Benedetto XVI, approvò il miracolo di Suor Marie Alphonsine, per procedere alla sua Beatificazione, fu permesso allo stesso Fra Nirwan (che, prima di indossare la tonaca, era un medico) di eseguire la riesumazione del cadavere della stessa futura Santa.

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“Sono sempre stato a lei devoto”

Sempre devoto a lei, in ogni occasione, l’ha sentita accanto a sé, anche in uno dei momenti più difficili della sua esistenza, quando è stato rapito proprio mentre ritornava in Iraq per andare a far visita ai suoi genitori: “Non avevo la possibilità di prendere l’aereo, era troppo rischioso, per questo decisi di fare questo viaggio per tornare dai miei in auto.

L’idea era arrivare a Baghdad e da lì andare a Mosul, dove vivevano i miei genitori, ma l’autista aveva paura per la situazione che si viveva in Iraq” – inizia a raccontare Fra Nirwan.

Frate Nirwan: “Stavo tornando in Iraq, quando un gruppo armato ci fermò”

Insieme a me, c’era anche una famiglia musulmana […] Ci siamo fermati a un distributore, e un altro giovane, musulmano, ci ha chiesto di venire a Mosul. Visto che c’era posto è stato accolto anche lui […]

Quando la frontiera fra la Giordania e l’Iraq è stata aperta abbiamo proseguito il nostro viaggio […] fino a quando la nostra auto è stata fermata da un gruppo sospetto di persone che, come prima cosa, ci hanno chiesto di controllare i documenti” – prosegue il frate.

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Frate Nirwan racconta di come il jihadista non riuscì ad ucciderlo

Qualcosa non stava andando per il verso giusto e, di questo, Fra Nirwan se ne era reso conto: “Quando siamo arrivati lì sono usciti due uomini a volto coperto. Uno aveva una telecamera in una mano e un coltello nell’altra. L’altro aveva la barba e teneva in mano il Corano. Si sono avvicinati al punto in cui ci trovavamo e uno di loro mi ha chiesto: “Padre, da dove viene?” Ho detto che venivo dalla Giordania […]

Mi hanno legato le mani. Poi mi hanno detto: “Padre, stiamo registrando tutto questo per al Jazeera. Vuole dire qualcosa? Per favore, non più di un minuto”. Io ho detto: “No, voglio solo pregare” – ha raccontato ai suoi fedeli il sacerdote.

Il miracolo di Santa Marie Alphonsine

Ed è stato in quel momento che Fra Nirwan ha sentito, ancora di più, la presenza vicina di Santa Marie Alphonsine: “Erano pronti ad uccidermi […] L’uomo mi ha afferrato la testa con la mano, mi ha tenuto con forza la spalla e ha alzato il coltello. Dopo qualche momento di silenzio ha detto: “Chi sei?” Io ho risposto: “Un frate”.

E lui: “E perché non riesco ad abbassare il coltello? Chi sei?” Poi, senza lasciarmi il tempo di rispondere, ha detto: “Padre, tu e tutti gli altri tornate alla macchina”. Siamo andati verso il veicolo. Da quel momento ho smesso di avere paura di morire” – ha concluso.

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La paura di morire svanita. Un assassino che non riesce a compiere più il suo gesto perché “meravigliato” davanti alla bontà di cuore e d’animo di un frate. Ma dall’altro lato, di certo, la presenza di Dio e di Santa Marie Alphonsine a proteggere Fra Nirwan e coloro che viaggiavano con lui.

Fonte: aleteia.org

ROSALIA GIGLIANO

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