Le femministe chiedono all’Onu provvedimenti contro la maternità surrogata

femministe contro la maternità surrogata
No alla maternità surrogata

Le femministe chiedono all’Onu provvedimenti contro la maternità surrogata. Viene dalle femministe la richiesta di una presa di posizione decisa e determinata da parte dell’Onu sulla maternità surrogata, “incompatibile con il rispetto dei diritti umani e della dignità delle donne”, alla stregua della schiavitù sessuale e delle mutilazioni dei genitali. Queste le affermazioni fatte all’incontro internazionale sul tema “Maternità al bivio: dalla libera scelta alla surrogata, una sfida mondiale”, tramite un rapporto di 4 lunghe e dettagliate pagine, inviate al Palazzo dell’Onu di Ginevra, alla Commissione Cedaw (il cui scopo è di scovare ed eliminare qualsiasi forma di discriminazione sulle donne), alla Divisione dei diritti umani e all’Alto Commissario per i diritti umani.

“Noi firmatari chiediamo di aprire una procedura volta a raccomandare il divieto della pratica della maternità surrogata”, perché si escluda “la legittimità di ogni pratica di scambio, commerciale o altruista, con oggetto l’essere umano”, come “la specifica appropriazione delle capacità riproduttive delle donne”, che mira al controllo delle gravidanze, mette in pericolo le madri, “al solo scopo di soddisfare il bisogno di terzi”.
La pratica dell’utero in affitto conduce alla “effettiva cosificazione della madre e del bambino, dato che crea consapevolmente una situazione di rinuncia e di abbandono”.
Questi alcuni stralci del documento che spiegano ampiamente le ragioni degli intervenuti.

Nulla infatti giustifica “il diritto individuale del committente di disporre del corpo di una donna ed appropriarsi in tal modo della vita di un bambino”.
In questo modo la maternità, il senso più nobile della procreazione, si riduce ad un mezzo per soddisfare il mercato, che elide per sempre quel forte legame innegabile tra madre e neonato. La donna perde ogni diritto sulla propria creatura. “Mettere a disposizione di altri il complesso della vita fisica e psichica della madre “portatrice” è un atto di limitazione della libertà delle donne, inaudito dall’abolizione della schiavitù”. “Legittimare una simile mercato della riproduzione umana sarebbe una sconfitta per le donne e per il Diritto internazionale, specialmente la Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione verso le donne”.

La maternità surrogata porterebbe a “sfruttare la fragilità economica e/o sociale di alcune donne per spingerle, in cambio di denaro, a mettere la loro capacità riproduttiva al servizio dei più ricchi”.
Il documento continua parlando di un intervento drastico dell’Onu e delle forze coinvolte, perché la cosa non sia permessa in nessun Paese e non si corra il rischio di re-inviare i “compratori di utero” a cittadine estere, dove il Cedaw non ha rilevanza alcuna.             Luca Scapatello