Essere cristiani non è solo credere in Cristo, ma stabilire un rapporto con Lui

Per oltre duemila anni di storia la Chiesa Cattolica ha portato in giro per il mondo il verbo, nel tentativo di far comprendere a tutte le popolazioni quale fosse la differenza tra la religione cristiana e le altre. Tale profonda differenza la si trova nel Vangelo ed in passato questo bastava ad incuriosire e coinvolgere un numero cospicuo di persone. Oggi, invece, in una società in cui le persone sono subissate da impulsi audio visivi di vario genere è sempre più complesso fare passare quel magnifico messaggio di redenzione, anche e sopratutto perché le nuove generazioni non si soffermano più di tanto a riflettere su concetti così importanti.

Per ovviare a questo inconveniente portato dai tempi moderni, una comunità cattolica americana ha pensato di rispolverare gli esercizi spirituali di Sant’Igazio di Loyola: il santo diceva che per comprendere a fondo il messaggio contenuto nelle sacre scritture bisognava che ciascun fedele si soffermasse numerose volte sullo stesso passo e che provasse ad immedesimarsi nel personaggio di cui la parabola parla. La comunità ha pensato che il modo migliore per fare immedesimare i fedeli di nuova generazione fosse quella di creare una rappresentazione filmata (un corto) delle stesse parabole.

Il primo di questa serie di filmati riguarda ‘L’uomo caduto nel pozzo’, parabola che spiega in modo esaustivo la differenza tra il cristianesimo e le altre religioni. A spiegarne il significato è padre Sebastian Campos che parlando dell’uomo scrive: “Voi siete quell’uomo che è caduto in un pozzo, non necessariamente un pozzo di peccato e sporcizia dal quale non c’è via di fuga (anche se è sicuramente quello in cui spesso cadono molti di noi). Molte volte è un pozzo di routine religiosa, un pozzo di tristezza e disincanto, di pessimismo e di disperazione, di solitudine e mancanza di consolazione; potrebbe essere anche una persona, un altro nel quale “siamo caduti” e ci ha intrappolati, che ci affoga, ci ruba la libertà”.

L’uomo quindi rappresenta l’intera umanità, mentre il pozzo i malcostumi in cui ognuno di noi cade nel corso della vita. Proprio perché il pozzo rappresenta l’errore in cui cadiamo, spiega padre Ocampos, per ognuno il tempo di risalita da tale posto buio sarà diverso. Nella parabola si presentano diversi uomini all’imbocco del pozzo che si limitano ad andare a chiedere aiuto per permettere che l’uomo venga tratto in salvo, alla fine si avvicina un salvatore che gli offre non solo la salvezza dalla prigionia fisica, ma anche quella dalla prigionia spirituale (chiedendogli 5 giorni di penitenza per i suoi peccati).

Non vi è dubbio che quel salvatore sia Gesù Cristo, padre Ocampos infatti sottolinea come proprio l’offerta del salvatore rappresenti la profonda distanza con le altre religioni e dice: “Il nostro Salvatore si coinvolge, non si limita a lanciare la corda, ma si espone alle scomodità e ai rischi di cadere nel pozzo. Ancor di più: prende su di sé il peso dell’uomo e lo riscatta, non gli offre solo un’alterativa o una soluzione, ma è Egli stesso la soluzione e fa tutto il lavoro. Non c’è alcun merito da parte dell’uomo caduto, solo il fatto di aver detto che voleva essere libero e di voler uscire dal pozzo in cui si trovava. Questo fa sì che il salvatore si coinvolga con la persona salvata. Non si tratta solo di un bel messaggio o di parole che hanno senso, ma si stabilisce una relazione. È questa la chiave del cristianesimo: stando in un pozzo dal quale non possiamo uscire da soli, stabiliamo una relazione con chi ci salva. Essere cristiani non è solo credere in Cristo, ma stabilire un rapporto con Lui”.