Esiste un Angelo dei carcerati?

 

 

 

Da quando Papa Francesco tramite la redazione de ‘L’Amoris Laetitia’ ha reso più semplice la riammissione ai sacramenti dei divorziati e dei risposati si è alzato un polverone, molti dei cardinali e dei sacerdoti hanno storto il naso e così anche i fedeli, ma la storia, sopratutto quella cattolica, non è costellata di storie di redenzione?

 

A tal proposito oggi vi riportiamo la storia di una donna che si è spostata due volte, ha avuto 8 figli e in età avanzata, viste le condizioni di indigenza in cui vivevano i carcerati di La Mesa, si è fatta suora divenendo un esempio vivente di carità cristiana. Per i suoi grandi servigi è stata soprannominata “L’Angelo della Prigione” ed ha ricevuto nel 1990 la benedizione da Papa Giovanni Paolo II.

 

Nata a Beverly Hills (Los Angeles) nel 1926, Mary Clarke ha vissuto un infanzia felice a fianco delle celebrità. Suo padre Joe Clarke, uomo dalla grande fede cattolica, le ha insegnato ad amare il prossimo e ad aiutarlo, un insegnamento che non ha mai scordato ma che in giovinezza ha posto in secondo piano. A 18 anni si sposa e mette al mondo tre figli, il primo dei quali muore durante il parto, ma era troppo giovane e le divergenze con il marito la portano ad optare per il divorzio.

 

Dopo il divorzio si allontana dalla fede, qualche anno più tardi si innamora di Carl Brenner e decide di sposarlo, questa volta con rito civile a Las Vegas. Da quel matrimonio nascono altri cinque figli, ma anche questa volta Mary decide di chiedere il divorzio. Convinta che la vita matrimoniale non facesse per lei si dedica al prossimo, grazie alle sue opere di carità conosce Padre Henry Vetter, il quale la coinvolge in un progetto di aiuto per i carcerati di La Mesa.

 

Per i successivi dieci anni Mary viaggerà ogni giorno fino al carcere di La Mesa per portare ai carcerati (costretti a condizioni di vita disumane) i generi di prima necessità. Una volta cresciuti i figli, il suo amore per il prossimo la convince a diventare suora  e una volta che figli diventarono autosufficienti decise di trasferirsi in pianta stabile nel carcere messicano per dare un sostegno morale oltre che materiale ai carcerati.

 

Madre Antonia Brenner visse gli ultimi 32 anni della sua vita in mezzo ai condannati, camminava giornalmente in mezzo a trafficanti di droga ed assassini ma tutti avevano rispetto per lei, in mezzo a uomini crudeli e trasfigurati dal peccato questa donna è riuscita a trovare il volto di Cristo ed ha dato esempio di reale carità cristiana. In molti chiedono che Suor Antonia Brenner venga canonizzata e sicuramente un giorno, visti i suoi meriti, questa richiesta verrà accolta dalla Curia di Roma.