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Opinioni e Approfondimenti

Entrando in chiesa, il governo viola i trattati. Le scuse sarebbero gradite

In questi giorni sono state rivolte critiche alla Santa Sede e ai vescovi della Chiesa italiana, per quanto riguarda il modo in cui è stata gestita l’emergenza del coronavirus.

Si è scritto cioè che la Conferenza episcopale italiana e il Vaticano avrebbero tenuto un atteggiamento remissivo di fronte al governo, per quanto riguarda i provvedimenti relativi al coronavirus.

Ma ci si chiede anche, dall’altro lato, che cosa si sarebbe voluto ottenere alimentando contrapposizioni e lotte, su un tema delicato come la salute dei cittadini e la sicurezza pubblica, in un momento in cui si sono registrati migliaia e migliaia di morti? Forse la Chiesa avrebbe dovuto mostrarsi noncurante verso gli anziani che si sono ammalati?

Le critiche rivolte alla Chiesa italiana e alla Santa Sede

La domanda è ovviamente paradossale. Ma di certo la questione è molto più delicata per quanto riguarda i funerali. Diversi soggetti internazionali stanno cominciando a comprendere sempre più che la gestione del coronavirus in Italia ha presentato diversi nodi critici. Impedire i riti funebri, ad esempio, è equivalso a una grave violazione dei diritti umani. Come anche la decisione di cremare i corpi senza nemmeno informare la famiglia, rendendo peraltro impossibile constatare la causa naturale del decesso.

Per quanto riguarda la decisione del governo Conte di impedire le liturgie aperte al popolo, inviando persino le forze dell’ordine all’interno delle Chiese per impedire al sacerdote di svolgere la liturgia,e concedendo invece una semplice preghiera, la questione è ancora più delicata. E critica.

Stato e Chiesa, cosa dicono i trattati Lateranensi

Il Concordato Lateranense stipulato tra la Repubblica italiana e la Santa Sede e modificato nel 1985 con l’Accordo di Villa Madama stabilisce infatti che i due contraenti sono “ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”. Quindi è evidente che il governo italiano, decidendo con semplici atti amministrativi – peraltro Dpcm nemmeno passati al vaglio del Parlamento – cosa si potesse fare in Chiesa e cosa no, abbia oltrepassato il limite di quanto sia nelle sue prerogative. E violando quindi l’accordo bilaterale con la Santa Sede.

I trattati internazionali non sono infatti semplici documenti di un passato lontano, ma accordi inderogabili e inviolabili in maniera unilaterale. Sarebbe come se l’Italia decidesse di muovere guerra a un altro Paese. La domanda che quindi commentatori e opinionisti si sono posti riguarda il perché la Santa Sede non abbia denunciato questo errore del governo italiano.

La libertà religiosa, bene sacro e inviolabile

La procedura stabilita dal Concordato, in caso di violazioni, prevede la “ricerca di un’amichevole soluzione ad una Commissione paritetica da loro nominata”. Evidentemente il lavoro della Cei e del cardinale Bassetti è sembrato alla Santa Sede sufficiente nel garantire il corretto svolgimento delle procedure attuate in questi due mesi di crisi sanitaria.

Fedeli a messa, polizia locale Cerveteri la interrompe (sourceweb)

Il Concordato garantisce “ai cattolici e alle loro associazioni ed organizzazioni la piena libertà di riunione o di manifestazione del pensiero”, quindi è necessario che si rispetti fino all’ultimo dettaglio: ne va della libertà religiosa dei tanti cattolici di questo paese, che non sono minimamente disposti a perderla neanche di un centimetro.

Molti di loro darebbero la vita per la propria fede. Lo hanno fatto tanti martiri che hanno segnato – nel bene – la storia della Chiesa cattolica e del cristianesimo. Sarebbe ridicolo pensare che un governo dalla composizione eterogenea e posticcia possa cancellare, con il pretesto della crisi sanitaria, libertà inviolabili come quella di professare il proprio culto.

Le scuse dello Stato italiano sarebbero un bel segnale

L’articolo 5 del Concordato, inoltre, garantisce “il divieto di requisizione, occupazione, espropriazione o demolizione degli edifici aperti al culto in mancanza di previo accordo con la competente autorità ecclesiastici”. “Salvo i casi di urgente necessità, la forza pubblica non potrà entrare, per l’esercizio delle sue funzioni, negli edifici aperti al culto, senza averne dato previo avviso all’autorità ecclesiastica“, vi si legge.

In conclusione, e a maggior ragione leggendo questo ultimo comma, è ormai evidente che lo Stato italiano ha certamente commesso delle ingerenze ingiustificabili. Farà mai ammenda di quanto accaduto? Noi ce lo augureremmo.

Le scuse sarebbero un bel segnale di civiltà per tutti quanti. Un segnale di unità per un Paese che ha bisogno di ricostruirsi con tutte le forze che lo compongono. Specialmente quelle cattoliche. Più che alla Santa Sede e alla Cei, è quindi forse al governo italiano, e al premier Conte, che andrebbero chieste spiegazioni.

Giovanni Bernardi

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