Il Down Free è un orrore per tutta l’umanita, sterminare tutti quelli che sonno affetti da questa sindrome vergogna

NOI SIAMO PRO DOWN!
Si chiama “Down Free” la campagna per promuovere e tutelare l’aborto dei feti, affetti da sindrome di Down ed è progetto allucinante.

Già in atto in Islanda e in Danimarca, mira ad “estinguere” questa malattia, “sopprimendo” i soggetti affetti, prima della nascita. Niente di meno di ciò che voleva fare Hitler con gli ebrei!

E in questi giorni imperversa, a controbilanciare il peso malefico di questa iniziativa, un’operazione pro Down: la campagna di CoorDown “Dear future mom”, ossia “Cara futura mamma”.

La Presidente del Coordinamento Nazionale delle Associazioni delle persone con la sindrome di Down (CoorDown), Antonella Falugiani, giustamente afferma: “È inconcepibile pensare a un mondo senza diversità. Un mondo senza differenze non è vivibile, perché cresciamo proprio attraverso le diversità e affrontando le situazioni che ci fanno paura. E questa è una prerogativa dell’individuo. Poi, a smentire l’idea che la persona con sindrome di Down non possa avere una vita felice, sono i nostri stessi figli.”.

E lo scorso 8 Ottobre, è stata proprio la Giornata Nazionale delle persone con sindrome di Down. Così, ben 200 piazze italiane hanno ospitato l’iniziativa della CoorDown, che consisteva nell’offrire del cioccolato,  in cambio di un contributo per l’Associazione, che si propone di difendere i diritti di questi ragazzi e di garantire loro una vita dignitosa.

Ci sarà bisogno ancora di molti sforzi, ma sicuramente ce la si può fare.

In primo luogo, si dovranno sensibilizzare le coscienze e mobilitarle al rispetto per queste persone più deboli.

L’obiettivo è più che plausibile, con l’aiuto delle autorità e delle istituzioni: “Riuscire a imparare e a seguire le lezioni è un bisogno umano. Tutti ne hanno diritto. E invece la scuola è carente per le nomine, le ore di sostegno e la mancanza di insegnanti, spesso privi di adeguata formazione.”.

La prima necessità di una società, che si distacca fortemente dal modello proposto da Islanda e simili, è di sopperire alla mancanza di nozioni comportamentali e di informazioni utili sulla sindrome e su ciò che comporta, nonché sulle innumerevoli potenzialità dei ragazzi affetti da questo handicap.