A oltre trent’anni dal martirio di Casal di Principe, la Chiesa avvia ufficialmente il cammino verso la santità per il parroco che non tacque di fronte al male, trasformando il suo sacrificio in un seme di speranza per l’intero popolo.

I “Santi della porta accanto” non sono figure distanti o ideali irraggiungibili. Sono, al contrario, persone che hanno camminato al nostro fianco nella vita di ogni giorno, capaci di trasformare la normalità della propria quotidianità in un riflesso vivo della presenza del Signore.
Uno di questi è don Peppe Diana, sacerdote di Casal di Principe, in provincia di Caserta, ucciso nel giorno del suo onomastico, il 19 marzo 1994, nella sagrestia della sua chiesa, poco prima di celebrare Messa. Se la mano della camorra ha tentato di farlo tacere, la sua voce e le sue gesta sono continuate a risuonare fino ai giorni nostri.
Domani, infatti, giorno della solennità di San Giuseppe e, anche, anniversario della sua scomparsa, verrà fatto un annuncio importantissimo proprio riguardante questo sacerdote.
Un “Santo della porta accanto”: la testimonianza del pastore che non tacque
Ha donato la sua vita a Dio e al popolo a lui affidato, in particolare modo ai ragazzi, ai bambini e ai giovani, affinché non si perdessero e non entrassero nelle grinfie della camorra. Lui, don Giuseppe Diana (per tutti, don Peppe), non si è mai tirato indietro davanti a nulla, neanche quando si trattava di schierarsi apertamente contro chi stava facendo di Casal di Principe un luogo dove era meglio non addentrarsi.

Ma si sa qual è la logica della malavita: chi si oppone o cerca di dar fastidio a loschi affari, deve essere tolto di mezzo. E il destino di don Peppe, qualcuno, lo aveva segnato. Ciò che, però, in molti non si aspettavano era che il suo brutale omicidio avvenisse nel giorno del suo onomastico, il 19 marzo del 1994, proprio all’interno della sua chiesa, poco prima di celebrare la Messa, e che a premere il grilletto, sarebbe stato proprio un giovane.
Oggi, a 32 anni di distanza, il suo messaggio non è andato perduto: tantissimi sono coloro che, ogni anno a marzo, ma anche ogni giorno, si recano a pregare sulla sua tomba. Per tutti, don Peppe è stato un santo già in vita e la sua lotta, infatti, non si è fermata. Molti sono coloro che hanno seguito il suo esempio e, ancora oggi, “ripuliscono” Casal di Principe e salvano, indirizzandola al meglio, la vita di tanti giovani.
L’avvio del processo di beatificazione
Anche la Chiesa ha riconosciuto le virtù eroiche di questo sacerdote, morto anche lui in “odio alla fede”, come un martire vero e proprio. Domani, sarà proprio il vescovo di Aversa, Mons. Spinillo, a dare un annuncio speciale quanto particolare, quale quello del rendere pubblico il percorso avviato per la beatificazione di don Diana. Si attende solo il nulla osta del Dicastero per le Cause dei Santi per l’avvio formale del processo.

Un percorso lungo ha portato a questa decisione, dove lo stesso vescovo Spinillo ha più volte parlato con i sacerdoti della diocesi, i quali sono stati tutti favorevoli, da sempre, a questa decisione. Tutta la Diocesi di Aversa, nella quale è insita anche Casal di Principe, è formalmente al fianco dell’avvio di questa causa. Anche la Conferenza Episcopale Campana ha dato il nulla osta unanime per questa decisione. Da lì, la lettera inviata al Cardinale Semeraro, prefetto delle cause dei Santi, per chiedere l’apertura di questa causa di beatificazione.
Un momento tanto atteso da tutti coloro che hanno conosciuto don Diana, ma anche da quelli che ne hanno apprezzato il suo coraggio e la sua determinazione, sempre accompaganata da una salda fede in Cristo, che mai l’ha abbandonato, anche nel momento più triste della sua vita.







